26/10/2009
Quando ricorrere ai farmaci
La febbre rappresenta una corretta risposta dell'organismo alla malattia, quindi entro certi limiti non va trattata con farmaci. È consigliato invece l'impiego degli antipiretici (farmaci antifebbrili che riducono la febbre) quando:
- la temperatura supera i 39°C (rettali) o i 38,5°C (ascellari) e si presenta con sintomi fastidiosi
- la febbre è lieve ma con sintomi dolorosi come mal di testa o dolori muscolari
- la temperatura supera i 40,5°C.
Gli antipiretici abbassano il livello di temperatura stabilito dal termostato ipotalamico, causando la messa in atto dei meccanismi per disperdere calore e, di conseguenza, diminuire la temperatura. Se il bambino vomita e non riesce a trattenere niente nello stomaco, si può somministrare l'antipiretico in forma di supposta. È consigliabile non svegliare un bambino che dorme per dargli l'antipiretico: il riposo aiuta il corpo a combattere l'infezione.
Il paracetamolo (in sciroppo o in supposte) è l'antipiretico di prima scelta, perché è efficace e ha pochi effetti collaterali. Nel caso sia necessario il trattamento farmacologico, occorre attenersi scrupolosamente al dosaggio consigliato (da 10 a 15 mg ogni kg di peso del bambino come prima dose e, se necessario, continuare il trattamento con 10 mg/kg ogni 6 ore). Il farmaco non va in ogni caso somministrato ai bambini con meno di 6 mesi senza aver prima consultato il medico.
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| Quando chiamare il pediatra | Informare i genitori |
Quando chiamare il pediatra
Prima di chiamare il medico è necessario valutare lo stato del bambino nel suo complesso per capire se è una situazione grave che richiede il suo intervento. Se la febbre persiste per più di 24 ore anche dopo l'uso del paracetamolo e il bambino presenta altri disturbi è bene consultare il pediatra, riferendo: l'età del bambino, la temperatura misurata, la durata della febbre, eventuali altri disturbi e se il bambino è stato a contatto nei giorni precedenti con persone ammalate. Se un bambino con meno di sei mesi ha la febbre è indispensabile chiamare il dottore. |
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Informare i genitori
La comparsa della febbre nei bambini rappresenta un'evenienza frequente ed è uno dei più comuni sintomi che essi manifestano nei loro primi anni di vita. Soprattutto se la comparsa è improvvisa o la temperatura raggiunge livelli ritenuti elevati, solitamente rappresenta per i genitori un motivo di allarme e di preoccupazione. In tale situazione c'è chi si rivolge subito al pediatra richiedendo la visita del proprio bambino, chi per maggiore informazione aspetta a rivolgersi al medico iniziando un trattamento farmacologico con antipiretici. Nella maggior parte dei casi la febbre è causata da infezioni virali (per esempio influenza) che rappresentano fenomeni infettivi minori limitati nel tempo e non richiedono, quindi, l'impiego di antibiotici, ma solo di antipiretici.
Spesso i pediatri di famiglia forniscono ai genitori (soprattutto a quelli un po' troppo apprensivi) informazioni, spiegando loro che la febbre è una risposta normale ad un'infezione che serve al bambino per difendersi meglio dalla malattia, oltre ad aiutarli sul comportamento da tenere alla comparsa della febbre.
Il genitore ansioso ricordi che:
- la febbre nell'infanzia rappresenta di solito la risposta ad un'infezione, che nell'80-90 per cento dei casi è di origine virale e benigna
- un'intensa attività fisica, un'elevata temperatura ambientale, un eccesso di indumenti o una ridotta idratazione provocano un aumento di 1°C o più della temperatura corporea
- se la temperatura non supera i 38,5°C meglio non usare gli antipiretici: si ricordi che la febbre è anche un meccanismo di difesa dell'organismo nei confronti delle infezioni
- se il bambino lamenta mal di testa e dolori muscolari possono essere impiegati gli antipiretici anche in presenza di una temperatura inferiore ai 38,5°C.
Quando far uscire il bambino dopo che ha sfebbrato? Questo dipende dalla malattia sofferta e dalla persistenza di altri sintomi. Nei frequenti casi di malattie autunno-invernali da virus (per esempio laringiti e tracheiti), se le condizioni generali sono buone e il bambino è vivace e allegro, sarà inutile tenerlo chiuso dentro casa finché non sia scomparso l'ultimo colpo di tosse. Dopo 24-48 ore potrà tornare all'asilo, a scuola e perfino a passeggio, sempre che il clima non sia troppo rigido e il bambino sia coperto bene. |
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