Veleni e avvelenamenti

26/10/2009

I pesci velenosi

Diverse specie di pesci sono dotati di ghiandole in grado di produrre potenti tossine. Il dotto escretore del veleno è associato a spine e aculei la cui localizzazione varia. Facciamo qualche esempio. I trigoni e le aquile di mare, presenti sia nel Mediterraneo che ai Tropici, possiedono aculei sulla lunga coda, usata come se fosse una frusta. Producono ferite serie e difficili da guarire, a volte complicate dal tetano. Nelle tracine le ghiandole sono localizzate alla base degli aculei, in corrispondenza delle branchie e sul dorso. Questi pesci, molto comuni nel Mediterraneo, vivono sui fondi sabbiosi anche a piccola profondità.
Alcuni sostengono che sono aggressivi se disturbati. La puntura della tracina è tanto più dolorosa quanto più l'animale è grande. Con questi pesci giova il caldo: se punti al piede, è bene immergerlo in acqua calda o nella sabbia dell'arenile. L'uso locale di ammoniaca, poi, aiuta a sconfiggere il dolore in tempi relativamente brevi.

I pesci scorpioni raggruppano specie presenti sia nel Mediterraneo (come gli scorfani) che ai Tropici. Ma la specie più velenosa in assoluto è il pesce pietra, che vive sui bassi fondi della barriera corallina. Il pesce pietra è così chiamato per le eccezionali qualità mimetiche. Sul dorso, possiede degli aculei che iniettano una tossina molto potente.

Sintomi | Cosa fare | Prevenzione


Sintomi
I sintomi più comuni sono:
  • dolore, che può raggiungere un'intensità tale da provocare perdita di coscienza
  • gonfiore ed edema (eccesso di liquidi nei tessuti), che può estendersi a tutto l'arto colpito
  • febbre
  • pallore
  • pressione bassa.
In casi più seri si possono manifestare edema polmonare, insufficienza respiratoria e alterazioni del ritmo cardiaco normale (insufficienza cardiaca).

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Cosa fare
In caso di perdita di coscienza in seguito al contatto con un pesce velenoso è bene controllare il polso e la respirazione e, se necessario, procedere con la rianimazione. La parte esposta va subito immersa in acqua calda (50°C) per almeno un'ora: la tossina è termolabile e viene quindi inattivata dal calore. In caso di puntura da pesce pietra può essere risolutivo iniettare il siero contenente l'antitossina. L'intervento del medico va comunque richiesto urgentemente per continuare le cure necessarie.

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Prevenzione
Ci vogliono sempre conoscenze specifiche, prudenza e buon senso per una buona prevenzione. Soprattutto per i sub. Chi va sulla barriera corallina deve sapere, per esempio, che pesce pietra e pesce scorpione vivono in acqua bassa lungo la scogliera e che il pesce pietra a volte resta intrappolato nelle pozze d'acqua durante la bassa marea. Converrà quindi calzare sempre scarpe robuste e utilizzare i guanti. È bene poi immergersi con una muta sottile anche nelle calde acque tropicali: oltre ad evitare il contatto con animali urticanti, riparerà dalle scottature solari.

Se si è interessati a pescare, è bene chiedere sempre informazioni ai pescatori locali sulla presenza di specie tossiche e, soprattutto, girare nei mercati che vendono pesce. Se si pesca lungo la barriera corallina, il consiglio è di evitare di catturare i coloratissimi pesci della scogliera: i colori vivaci si associano spesso alla tossicità o al sapore sgradevole.

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