Quando vaccinare
Il calendario vaccinale italiano, così come altri, si basa su alcuni principi elementari che stabiliscono il periodo di tempo migliore per la somministrazione dei vaccini per prevenire il maggior numero di casi di malattia. Se una donna incinta ha sofferto di una certa malattia o è stata vaccinata, può trasmettere la sua immunità al figlio attraverso anticorpi che passano la placenta. Alcuni di questi anticorpi rimangono a lungo nell'organismo del bambino dopo la nascita e possono interferire con la vaccinazione. Per questo motivo alcuni vaccini sono meno efficaci se vengono somministrati molto precocemente, mentre per altri vaccini questo effetto è praticamente nullo.| Questo è il motivo principale per cui, ad esempio, i vaccini contro morbillo, parotite e rosolia vengono somministrati solo a partire dal dodicesimo mese di vita (hanno infatti un'efficacia inferiore se vengono somministrati prima di questa età). È il caso anche dei vaccini contro l'Haemophilus influenzae di tipo b (Hib), i quali conferiscono una migliore protezione se somministrati più tardi. Per i vaccini contro l'Hib, infatti, per conferire una buona protezione sono necessarie almeno tre dosi se il vaccino viene somministrato nel primo anno di vita, mentre è sufficiente una sola dose se viene somministrato nel secondo anno di vita o più avanti. Non è così invece per i vaccini contro poliomielite, difterite, tetano, pertosse ed epatite B, che sono efficaci anche se somministrati nei primi mesi di vita.
Se l'età alla quale viene somministrato un vaccino può condizionarne l'efficacia, bisogna fare i conti anche con il periodo di tempo nel quale è più probabile che il bambino venga a contatto con il germe responsabile della malattia e nel quale le sue manifestazioni sono più gravi. Esistono malattie per le quali è necessario vaccinare presto perché il rischio di malattia è elevato anche se non si è raggiunta ancora l'età durante la quale il vaccino è più efficace. Per esempio, il morbillo nei paesi in via di sviluppo costituisce un'importante causa di morte, anche sotto l'anno di vita. Anche se il vaccino contro il morbillo ha un'efficacia migliore se viene somministrato nel secondo anno di vita, in questi paesi la vaccinazione si anticipa all'età di 9 mesi, a costo di prevedere una seconda dose pochi mesi più tardi. Anche per l'Hib si può fare un discorso simile. Infatti, sebbene la malattia da Hib non sia particolarmente frequente nel nostro paese, non vi è dubbio che le conseguenze più disastrose si hanno quando la malattia viene contratta nei primi mesi di vita. Per questo motivo, piuttosto che attendere il secondo anno di vita e somministrare una sola dose, si preferisce somministrare tre dosi nel primo anno di vita. Infine esiste un altro principio importante che condiziona le scadenze vaccinali: la facilità con la quale le famiglie portano i loro bambini agli appuntamenti prescritti, in altre parole la necessità di ridurre al minimo gli appuntamenti necessari per le vaccinazioni. Fino alla pubblicazione del nuovo calendario vaccinale in vigore dal 7 aprile 1999 alcune aziende sanitarie locali organizzavano anche cinque sedute vaccinali nel primo anno di vita. Quando gli appuntamenti per le vaccinazioni sono molti, la probabilità che uno venga mancato o ritardato aumenta notevolmente, con effetti negativi sull'"immunità di gruppo". Inoltre non bisogna dimenticare che i familiari dei bambini hanno reali difficoltà logistiche ad accompagnare frequentemente i propri figli a fare le vaccinazioni. Una delle ragioni alla base dei frequenti appuntamenti per le vaccinazioni, poi, era anche la necessità di somministrare molti vaccini con molte iniezioni, un inconveniente che è stato eliminato grazie alla disponibilità, negli ultimi anni, di vaccini combinati (che contengono, cioè, più vaccini nella stessa fiala). Il calendario vaccinale Il Ministero della Sanità italiano ha redatto un calendario vaccinale per l'età pediatrica che soddisfa sia il criterio di efficacia dei vaccini, sia quello di tempestività della somministrazione nei confronti del rischio di malattia, e risponde all'esigenza di un numero ridotto di appuntamenti e delle strategie di prevenzione ed eradicazione che sono in atto in tutto il mondo. Il calendario vaccinale italiano prevede la vaccinazione nei confronti delle seguenti malattie: Difterite, Tetano, Pertosse, Epatite B, Poliomelite, Morbillo, Parotite, Rosolia ed Haemophilus influenzae. Il calendario vaccinale applicato in Italia prevede al 3° e poi al 5° mese di vita del bambino la somministrazione del vaccino contro Tetano, Difterite, Pertosse, Poliomelite, epatite B ed Haemophilus influenzae. Il completamento del ciclo vaccinale contro la poliomelite prevede la somministrazione di altre due dosi di vaccino all' 11°-12° mese e al 3° anno. All'11°-12° mese è prevista anche la terza dose di Difterite/Tetano/Pertosse, Epatite B ed Haemophilus influenzae. Per l'età di vaccinazione contro il Morbillo, la Parotite e la Rosolia (MPR) si è passati dal 15° mese previsto dal vecchio calendario vaccinale, al periodo compreso tra i 12 e i 15 mesi. Si è aperta così la possibilità di concentrare in un'unica seduta vaccinale, a 12 mesi, sia la terza dose di Difterite/Tetano/Pertosse (DTPa), Epatite B (HB) e antipolio, sia la vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia (MPR). Anche quest'ultima possibile con un vaccino combinato che contiene gli antigeni di tutte e tre le malattie. Un ultimo richiamo con Difterite/Tetano/Pertosse è previsto al 5° o 6° anno e tra gli 11 e i 15 anni si raccomanda un richiamo contro la difterite e il tetano. Un ritardo nelle vaccinazioni non impone di ricominciare per intero il ciclo vaccinale ma la somministrazione del vaccino va praticata alla prima occasione possibile ricordandosi comunque sempre che va completato il ciclo vaccinale primario. Le indicazioni a ricominciare dall'inizio il ciclo vaccinale si pongono solo nei confronti della vaccinazione contro il tetano e la difterite (se sono trascorsi più di un anno tra la prima e la seconda dose oppure cinque anni tra la seconda e la terza dose; dopo la terza dose il ciclo vaccinale va completato indipendentemente dal tempo intercorso dall'interruzione). |