I problemi in gravidanza

26/10/2009

Le complicazioni

Quando una gravidanza si interrompe spontaneamente entro 180 giorni dalla data di inizio dell'ultima mestruazione (ossia 25 settimane e 5 giorni) si parla di "aborto spontaneo", che, nella maggior parte dei casi, è uno evento che si verifica durante il primo trimestre di gravidanza. Altre complicazioni possono essere l'infezione da citomegalovirus e alcune malattie infiammatorie croniche, per esempio il morbo di Crohn.
Aborto spontaneo | Infezione da citomegalovirus | Malattie infiammatorie croniche


Aborto spontaneo
Quando nella donna compaiono sintomi che possono far temere per una possibile interruzione della gravidanza, ovvero perdite di sangue provenienti dalla cavità uterina e/o contrazioni dell'utero e fitte dolorose si parla di minaccia d'aborto. A questo proposito si raccomanda alle donne in stato di gravidanza di non sottovalutare nessun sintomo si presenti e di segnalarlo prontamente al proprio medico. L'aborto spontaneo può essere: completo (quando si verifica l'espulsione spontanea sia dell'embrione che della placenta), incompleto (quando si verifica l'espulsione parziale del tessuto embrionale dalla cavità uterina, il materiale abortivo rimasto viene rimosso tramite un raschiamento), interno (in cui l'interruzione della gravidanza non si accompagna alla comparsa della sintomatologia che generalmente caratterizza l'aborto spontaneo, quindi perdite di sangue di entità variabile, dolori al basso ventre e/o alla regione lombo sacrale).

L'aborto spontaneo, che nella maggior parte dei casi viene considerato un evento casuale, è definito ricorrente quando in una medesima paziente si verificano 2 o più eventi abortivi spontanei consecutivi.

Le cause che più frequentemente possono condurre ad un aborto spontaneo sono:
  • anomalie genetiche e cromosomiche del feto che possono essere ritenute responsabili di oltre il 50 per cento degli aborti spontanei, soprattutto nel corso del primo trimestre di gravidanza
  • caratteristiche particolari dell'utero, per esempio malformazione dell'utero (che si presenta piccolo oppure diviso al suo interno impedendo così al feto di avere lo spazio necessario per svilupparsi) e fibromi uterini, che si verificano in genere nel secondo trimestre di gravidanza/li>
  • diabete, ipertensione arteriosa, malattie renali croniche, squilibri ormonali, malattie autoimmuni (come il lupus eritematoso sistemico, l'artrite reumatoide oppure la sclerodermia), infezioni di natura batterica, virale oppure parassitaria.
Spesso la causa che provoca un aborto spontaneo non è identificabile, ma va comunque considerato che nella maggior parte dei casi tale evento è sporadico ed assolutamente non ripetitivo.

Quando si verificano, invece, casi di aborto ripetuto si rende necessario indagare sulle cause. A tale scopo il medico, oltre a ricostruire la storia clinica della coppia ed a effettuare una visita ginecologica, prescriverà l'esecuzione di tutti gli accertamenti clinico-strumentali (cariotipo, ossia il corredo cromosomico sul sangue dei genitori, test di funzionalità tiroidea, colture cervico-vaginali, ecografia transvaginale, indagini sul sistema immunitario, ecc.) ritenuti utili per formulare la diagnosi e poter attuare così il trattamento più adeguato.

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Infezione da citomegalovirus
Il citomegalovirus (CMV) è un virus del gruppo degli Herpesvirus. La maggioranza delle persone ha il suo primo contatto con il virus (infezione primaria) già alla nascita o durante l'infanzia. Infatti, le vie di trasmissione più precoci e frequenti comprendono la trasmissione al neonato: durante il parto (infezione perinatale) a seguito di contatto con secrezioni vaginali infette o durante l'allattamento materno (infezione postnatale). Circa il 60 per cento delle puerpere che hanno già contratto l'infezione primaria da CMV in passato, elimina il virus con il latte trasmettendo l'infezione a circa il 30-70 per cento dei neonati allattati per almeno un mese. Questa è una via di trasmissione naturale e del tutto benigna. Infatti, un neonato nato a termine sano raramente svilupperà sintomi evidenti di infezione e non andrà incontro ad alcuna complicazione (anche perché con il latte riceve oltre al virus una quota di anticorpi materni che lo proteggono). Inoltre, in caso di neonato di sesso femminile, si eliminerà il rischio di contrarre una infezione primaria nel corso di una futura gravidanza.

L'infezione da CMV, quindi, può essere importante in gravidanza per il rischio di essere trasmessa al feto (trasmissione verticale) sia durante un'infezione primaria che a seguito di riattivazione o reinfezione della madre. Tuttavia, è importante tenere ben presente che eventuali malattie fetali malformative o di altro tipo sono causate pressoché esclusivamente da un'infezione primaria. L'infezione primaria si può verificare una sola volta nella vita. Pertanto, se una futura mamma ha già contratto in passato l'infezione primaria (e quindi sviluppato i relativi anticorpi ovvero, più in generale, un'immunità specifica), questa non può ripetersi in caso di ulteriore contatto con il virus.
Il più delle volte la malattia decorre con assenza di sintomi o con una sintomatologia modesta come una leggera febbre e senso di stanchezza. Nei soggetti immunodepressi, cioè con ridotte difese immunitarie, il virus può causare disturbi più importanti. L'aver contratto la malattia non produce immunità; infatti, cessata la fase di attività del virus, il citomegalovirus assume una stabilità latente all'interno dell'organismo.

Per impedire che il citomegalovirus turbi la serenità dell'attesa sarà bene accertare lo stato immunitario (presenza di IgG specifiche) nei confronti di questo virus prima di pianificare una gravidanza. In caso di sieropositività non sono necessari ulteriori controlli mentre in caso di sieronegatività è bene controllare con cadenza mensile IgM e IgG specifiche per CMV, per poter diagnosticare prontamente un'infezione primaria in corso gravidanza (sieroconversione). In caso di positività per IgM sarà bene rivolgersi ad un centro specializzato.

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Malattie infiammatorie croniche
La colite ulcerosa e la malattia di Crohn sono malattie infiammatorie croniche intestinali che spesso insorgono in donne in età fertile, con un picco di incidenza tra i 15 e i 35 anni. La prima è caratterizzata da una condizione di infiammazione della parete intestinale del colon, ovvero del tratto terminale dell'intestino, la malattia di Crohn prevalentemente dalla infiammazione dell'ileo (ovvero la parte di intestino compresa tra lo stomaco e il colon), ma a volte anche del colon stesso o di ogni altro tratto dell'apparato digerente. In linea generale è meglio affrontare una gravidanza quando la malattia non è in fase attiva; in caso di malattia attiva o di riacutizzazione durante la gravidanza è importante iniziare rapidamente un trattamento farmacologico adeguato in quanto i rischi per il feto dipendono più dall'attività della malattia che dal trattamento.

L'andamento della malattia non sembra essere influenzato negativamente dalla gravidanza: la percentuale di recidiva di malattia nelle pazienti in gravidanza è infatti uguale a quella riscontrata nelle donne di pari età non in gravidanza; inoltre il decorso della malattia durante una gravidanza non preannuncia il decorso della malattia in eventuali gravidanze successive. Di solito se la malattia è in remissione rimane tale durante tutta la gravidanza e il puerperio, mentre se la malattia è in fase attiva al momento del concepimento sono più frequenti le riacutizzazioni durante la gravidanza, soprattutto nel primo trimestre. Occasionalmente la malattia può manifestarsi per la prima volta durante la gravidanza o il puerperio.

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