I problemi in gravidanza

06/07/2011

Farmaci in gravidanza

Le confezioni di quasi tutti i farmaci in commercio segnalano cautela nell'uso durante la gravidanza. Non si tratta di un'avvertenza casuale: possono, infatti, verificarsi effetti collaterali sul feto a cui il farmaco arriva attraverso la placenta. Se quando si decide di fare un bambino si sta seguendo una terapia prolungata, quindi, è bene consultare il proprio medico che consiglierà sul da farsi sulla base del tipo di farmaco, del motivo per cui viene assunto, delle condizioni generali di salute della futura mamma. La maggior parte dei farmaci viene eliminata nell'arco di 48-72 ore, ma ci sono anche farmaci che rimangono in circolo più a lungo, per esempio i retinoidi per la cura dell'acne.

Farmaci, sì o no? | Le vaccinazioni


Farmaci, sì o no?
In termini generali, in previsione di una gravidanza, tutti i trattamenti farmacologici cronici debbono essere rivalutati con l'aiuto del proprio medico curante per stabilire insieme qual è la soluzione che maggiormente si adatta alle specifiche esigenze della futura mamma. Non sempre, infatti, è possibile sospendere la terapia (per esempio nelle donne ipertese, diabetiche, affette da malattie metaboliche o da epilessia), ma la si può sostituire con altre molecole più adatte e più sicure per la salute di mamma e bambino.

In alcuni casi la soluzione migliore è aspettare alcuni mesi prima del concepimento, per esempio quando si fa ricorso al vaccino antirosolia, per evitare qualsiasi potenziale danno al feto. Il periodo più delicato, in cui è consigliabile usare maggiore prudenza, è quello dei primi tre mesi, durante i quali si formano gli organi principali. Se quando non si sapeva ancora di essere incinte si è fatto uso regolare di qualche farmaco, si è state sottoposte a vaccinazioni o radiografie del bacino, è prudente metterne al corrente il proprio medico o ginecologo.

In generale sarebbe meglio evitare l'uso dei farmaci durante la gravidanza e in ogni caso non assumerne mai senza aver prima consultato il medico. Visto che per nessun farmaco si può escludere un potenziale effetto tale da determinare difetti fisici nell'embrione in via di sviluppo (effetto teratogeno), bisogna valutare attentamente ogni categoria di farmaci, inclusi quelli più comuni come analgesici, lassativi, antinfluenzali, antiacidi e psicofarmaci. Un farmaco può essere letale per il feto se somministrato nei primi 20 giorni di gravidanza; teratogeno (determina difetti fisici nell'embrione in via di sviluppo) se impiegato tra il 20mo e il 60mo giorno; tossico dopo il 60mo giorno di gravidanza. Il periodo più vulnerabile per il determinarsi di anomalie congenite maggiori è quello compreso tra la terza e la decima settimana di gestazione. Tra i farmaci sicuramente teratogeni ci sono gli antineoplastici (farmaci che si utilizzano nella cura contro i tumori), gli ormoni corticosurrenalici, gli anticoagulanti orali; tra quelli dotati di probabile azione teratogena si ricordano gli antiepilettici; da utilizzare in particolari situazioni sono l'aspirina, gli antiacidi e le benzodiazepine. Gli antibiotici possono influenzare lo sviluppo dei denti e delle ossa.

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Le vaccinazioni
La gravidanza non rappresenta una tassativa controindicazione alle vaccinazioni. Infatti, la vaccinazione, in genere, ottiene il duplice effetto di proteggere sia la madre sia il bambino. Se è eseguita nel terzo trimestre, il neonato è protetto anche per un periodo più o meno lungo dopo il parto. Tra le vaccinazioni che possono essere praticate in gravidanza senza alcun rischio, ci sono:
  • la vaccinazione antitetanica e antidifterica con anatossina, cioè preparata con tossina batterica privata del proprio potere tossico ma non di quello immunizzante
  • la vaccinazione antinfluenzale con virus uccisi
  • la vaccinazione antipoliomielitica (metodo di Salk) con virus uccisi
  • la vaccinazione anticolerica con germi uccisi.
Nel caso in cui vi sia stata esposizione al pericolo di contrarre la rabbia durante la gravidanza, è necessario procedere alla vaccinazione con i moderni vaccini costituiti da virus uccisi associando la protezione passiva a immunoglobuline. Le vaccinazioni contro il tifo e le vaccinazioni antidissenteriche sono sconsigliate perché talvolta danno luogo a violente reazioni febbrili che, indirettamente, possono causare l'aborto o il parto pretermine. La vaccinazione antivaiolosa è ammissibile solo in caso di estrema necessità. Le vaccinazioni contro la rosolia, il morbillo e la parotite non hanno indicazioni in corso di gravidanza, anche se la vaccinazione antirosolia dovrebbe essere eseguita almeno tre mesi prima della gravidanza.

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