Il parto

26/10/2009

Il parto naturale

Dopo nove mesi ci siamo: è arrivato il momento tanto atteso e tra poco la mamma potrà finalmente abbracciare il suo figlioletto. Ma quali sono i passaggi che precedono la nascita di un bambino? I momenti salienti del parto sono quattro: il periodo prodromico, che segna l'inizio del travaglio ed è caratterizzato da contrazioni ritmiche dolorose; il periodo dilatante, che conduce alla dilatazione completa della cervice; il periodo espulsivo (che si conclude con la nascita del bambino), ossia quando il feto viene spinto verso l'esterno attraverso il canale del parto; il secondamento, ossia il periodo immediatamente dopo la nascita in cui placenta e membrane si staccano dall'utero e vengono espulse. Ma vediamoli nel dettaglio¿
Le contrazioni sono il segnale più evidente dell'inizio del parto. Servono per preparare il collo dell'utero al passaggio del bambino. Inizialmente si presentano ogni venti minuti, poi ogni quarto d'ora, per poi passare a ogni dieci e infine a cinque minuti. All'inizio i dolori sono sopportabili, poi diventano sempre più intensi e ravvicinati fino a presentarsi a distanza di 1-2 minuti e con una durata di 40-60 secondi. Durante queste contrazioni tutta la muscolatura dell'utero si irrigidisce e il bimbo viene spinto lentamente verso il basso. Nel frattempo il collo dell'utero si appiattisce gradualmente fino a raggiungere i dieci centimetri di dilatazione necessari al passaggio del bambino. Durante questa fase di solito avviene anche la rottura delle acque, ossia del sacco amniotico (le membrane che proteggono il sacco si rompono e fuoriesce un liquido chiaro in cui sono presenti le prostaglandine, sostanze prodotte dall'organismo della mamma e del bambino che stimolano le contrazioni).

Il travaglio inizia quando il collo dell'utero comincia a dilatarsi, dopo essersi ammorbidito e assottigliato. Affinché il bambino possa nascere la dilatazione deve essere massima, quindi raggiungere dieci centimetri circa. Nella fase del travaglio in genere la mamma può assumere la posizione che più la mette a suo agio e che la fa soffrire di meno: stare in piedi, camminare, sdraiarsi, sedersi. Ogni due ore viene registrato il battito cardiaco del feto per 20-30 minuti, per scongiurare qualsiasi possibile segno di sofferenza, e viene controllata la dilatazione dell'utero. Nel caso di una prima gravidanza il travaglio dura generalmente di più perché i tessuti sono più tonici e quindi occorre una forza e un tempo maggiori per dilatare il collo dell'utero e far passare il bambino attraverso il canale del parto.

La fase espulsiva inizia quando il collo dell'utero è completamento dilatato. Inizialmente la testa del bebè tende a scendere nel canale del parto e, ruotando leggermente, a disporsi nel modo migliore per uscire. Quando la testa del piccolo è scesa verso l'uscita del canale del parto a pochi centimetri dietro l'ingresso della vagina, vuol dire che ha attraversato quasi tutto il canale del parto. Inizia così la fase espulsiva vera e propria. Infatti la testa del bambino, mossa dall'utero che si contrae, schiaccia il retto contro l'osso sacro cosicché la futura mamma sente il bisogno incontenibile di spingere. Con le spinte la testa scende e dilata la vulva, ultimo ostacolo alla nascita del bambino.

Dopo la nascita del piccolo la mamma deve restare ancora qualche tempo in sala parto, seguita dall'ostetrica, per il cosiddetto secondamento, ossia l'espulsione della placenta. In seguito al parto, poi, l'utero della mamma ricomincia a contrarsi e a ridursi per ritornare alle sue dimensioni originarie: è grazie a questi movimenti muscolari che nel giro di un'ora circa la placenta si stacca dalle pareti uterine e viene espulsa. A questo punto il parto è completato.


Il parto cesareo

Il parto cesareo è un intervento chirurgico che viene eseguito per estrarre il feto quando si verificano condizioni particolari che impediscono al bambino di nascere naturalmente. L'intervento è indicato solo in particolari situazioni come, ad esempio, in presenza di problemi riguardanti il feto (sofferenza fetale), problemi riguardanti la madre (precedenti parti cesarei, diabete, placenta previa, infezioni, patologie cardiache, respiratorie o renali), condizioni che causano un anomalo svolgimento del parto (anomalie delle contrazioni uterine), gravidanze gemellari (se i feti si ostacolano a vicenda).
Il parto cesareo può essere effettuato in anestesia generale o in anestesia regionale (spinale o peridurale). Oggi si tende sempre più frequentemente a scegliere questa seconda possibilità. Si procede, quindi, con l'anestesia regionale che permette alla donna di rimanere sveglia e cosciente durante l'intervento e di vivere in piena consapevolezza l'esperienza della nascita del proprio figlio. L'intervento chirurgico deve essere effettuato necessariamente in anestesia generale:
  • in situazioni di emergenza che potrebbero essere rischiose per la vita della madre e/o del feto
  • quando si deve intervenire su una paziente in cui siano presenti particolari condizioni che rendono controindicata l'anestesia regionale, per esempio alterazioni della coagulazione del sangue oppure uno stato di shock.

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