Il parto

26/10/2009

Complicazioni

Grazie ai progressi della ginecologia, degli strumenti diagnostici e dell'assistenza ostetrica più attenta alla riduzione dei possibili traumi che il neonato e la mamma possono subire durante il parto naturale, oggi è raro che un bambino nascendo sia soggetto a un grave trauma. Nella grande maggioranza dei casi i neonati superano l'evento "traumatico" del parto senza alcuna conseguenza. In rari casi, invece, il bambino, durante il parto, potrebbe riportare delle lesioni: se ciò avviene non c'è, però, da allarmarsi, perché il più delle volte il problema si risolve spontaneamente, nel giro di pochi giorni, senza alcuna conseguenza per la vita futura del piccolo. E la mamma? Quali sono i "rischi" pre e post parto?
In questa sede prendiamo in considerazione due complicazioni: la placenta previa e il prolasso uterino.

Placenta previa | Prolasso uterino


Placenta previa
La placenta (che si sviluppa nella parte superiore della parete dell'utero e viene poi espulsa, alla fine del parto, per distacco spontaneo dalla parete uterina) viene definita previa nei casi in cui si sviluppa nella parte bassa dell'utero (davanti all'apertura del collo dell'utero, posizionata al di sotto del bambino), ostruendo parzialmente o totalmente l'uscita del feto verso il canale del parto. La placenta è un tessuto non elastico e pertanto non riesce ad accompagnare la distensione del collo dell'utero, necessaria per permettere l'uscita e la nascita del bambino. In caso di placenta previa, a causa della sua anomala posizione, questa tende a distaccarsi prematuramente, causando in alcuni casi emorragie imponenti, e mettendo in pericolo la salute della mamma e del bambino.
L'esecuzione di un'ecografia pelvica intorno alla 28ma-30ma settimana permette di accertarsi della presenza o meno di una placenta previa. In caso di conferma della sua presenza, possono crearsi delle piccole aree di distacco dalla parete uterina anche durante il corso della gravidanza, con conseguenti emorragie vaginali di intensità variabile. Il verificarsi di un sanguinamento vaginale dopo il quinto mese, infatti, può essere indicativo della presenza di una placenta previa, dunque costituisce un sintomo di allarme che deve essere tempestivamente segnalato al proprio medico.

In presenza di una placenta previa, deve essere tenuto sotto controllo costante lo stato di salute sia del bambino sia della mamma. Nel caso in cui si evidenzi sofferenza fetale o si scateni un'emorragia tale da mettere in pericolo la vita della mamma si procede con l'esecuzione di un parto cesareo d'urgenza.
Se le condizioni della mamma e del bambino non destano preoccupazioni (allo scopo di far proseguire la gravidanza almeno fino alla maturità polmonare del feto), prima di intervenire con un parto cesareo, viene imposto alla paziente l'obbligo assoluto di stare a riposo per evitare lo scatenarsi delle contrazioni. Il ginecologo può comunque ritenere opportuno trattenere la futura mamma in ospedale per monitorare meglio la situazione e poter intervenire, se necessario, con maggiore tempestività.

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Prolasso uterino
Per prolasso uterino si intende l'abbassamento dell'utero nel canale vaginale. Il prolasso dell'utero si manifesta quando si verifica un indebolimento della muscolatura e dei legamenti che sostengono l'organo, il quale, di conseguenza, tende a scivolare verso il basso.
Il prolasso uterino può verificarsi in seguito ad un parto o comparire con il progredire dell'età. Un'altra causa è rappresentata dalla presenza di una predisposizione ereditaria all'indebolimento dei muscoli e dei legamenti che sostengono naturalmente l'utero e la vagina. La discesa dell'utero in vagina può interessare solamente la cervice, ovvero il collo dell'utero, o può coinvolgere tutto l'organo.

La sintomatologia correlata alla presenza di un prolasso uterino varia a seconda dell'entità dell'abbassamento dell'utero. Nei casi in cui lo "scivolamento" dell'organo verso il basso è più marcato, la donna può avvertire una sensazione di peso a livello del basso addome, un dolore sia alla schiena sia alla regione bassa dell'addome (fastidio che tende ad acuirsi dopo una lunga permanenza in piedi), una sensazione di disagio durante i rapporti sessuali.

Il prolasso uterino può essere accompagnato dalla presenza di incontinenza urinaria che si accentua nel momento in cui ci si sottopone a sforzi fisici oppure ci si trova a ridere o a tossire; in alcuni casi, invece, si può verificare una difficoltà nell'urinare. Con la comparsa del prolasso uterino si manifesta spesso anche stitichezza.

Per controllare e migliorare la condizione determinata dalla presenza del prolasso uterino può essere utile:
  • mantenere il proprio peso forma
  • curare l'alimentazione per contrastare la stitichezza
  • effettuare una ginnastica idonea a restituire tonicità ai muscoli del pavimento pelvico
  • li>evitare di compiere sforzi e di alzare oggetti pesanti
  • non indossare cinture o abiti che comprimano la regione addominale. Il trattamento del prolasso uterino può prevedere l'utilizzazione di un pessario, ossia un dispositivo in materiale plastico che, inserito attraverso la vagina, tende a spingere l'utero verso l'alto.

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