Il tumore del seno
Il tumore del seno è la prima causa di morte nella popolazione femminile tra i 25 e i 54 anni: negli ultimi anni, tuttavia, si è verificata una diminuzione della mortalità grazie a cure sempre più efficaci e a programmi di screening che permettono di diagnosticare il tumore in fase precoce (se l'individuazione avviene in una fase iniziale, la possibilità di guarire è vicina al 90 per cento). Nel corso del tempo, il tumore assume caratteristiche diverse per dimensioni, sede ed estensione, così da poter raggiungere altre parti del corpo: sapere con esattezza a che stadio è la malattia permette di fare previsioni sul suo decorso e condiziona le scelte di trattamento.| Fattori di rischio | Diagnosi | Trattamento | Prevenzione |
Fattori di rischio Sono stati condotti alcuni studi per stabilire se nella popolazione femminile esistono delle classi o delle situazioni che presentano un più alto rischio di ammalarsi di tumore al seno nella popolazione sana. Esistono quindi una serie di indicatori di rischio, per esempio:
|
Diagnosi Seguendo un opportuno programma di screening, regolato in base all'età, si può diagnosticare il tumore in fase precoce e in questo caso le possibilità di guarire sono molto elevate. Gli esami consigliati sono:
|
Trattamento La cura del tumore della mammella prevede l'impiego di strumenti diversi, ovvero l'intervento chirurgico, i farmaci, la radioterapia e l'ormonoterapia. L'intervento chirurgico è previsto quando, accertata l'esatta natura del nodulo, questo dovrà essere rimosso completamente per consentire la guarigione della paziente. L'intervento può essere conservativo (si elimina il nodulo con parte della ghiandola che lo circonda e con i linfonodi dell'ascella di quello stesso lato) o radicale (in presenza di un nodulo grande rispetto alla mammella o due noduli in due diversi quadranti o microcalcificazioni diffuse su tutta la mammella, il chirurgo opta per l'asportazione di tutta la ghiandola mammaria e dei linfonodi ascellari). Il trattamento farmacologico, o chemioterapia, aumenta la possibilità di guarigione. La decisione sul tipo di trattamento dipende dall'estensione del tumore, dalle sue specifiche caratteristiche cellulari e dall'età della paziente. I chemioterapici sono farmaci che uccidono le cellule in rapida crescita come quelle della neoplasia. La chemioterapia eseguita dopo l'intervento chirurgico viene chiamata "adiuvante" poiché aiuta a distruggere le cellule neoplastiche rimaste e che nel tempo potrebbero determinare una ricomparsa della malattia. Quella eseguita prima dell'intervento chirurgico ha l'obiettivo di ridurre le dimensioni di un tumore voluminoso aumentando le possibilità di poterlo asportare completamente con un intervento meno esteso. Tra gli effetti collaterali della chemioterapia possono esserci: nausea e vomito (in gran parte prevenibili mediante l'infusione di farmaci prima della chemioterapia), caduta dei capelli, diarrea e riduzione delle cellule del sangue (globuli bianchi e rossi). Questi effetti tendono comunque a scomparire terminato il ciclo di chemioterapia (quindi quando i farmaci non circolano più nell'organismo. La radioterapia può essere necessaria dopo un intervento conservativo e, in casi selezionati, anche dopo l'asportazione di una mammella. L'obiettivo del trattamento è distruggere le cellule tumorali eventualmente presenti nel tessuto mammario. Le radiazioni vengono somministrate mediante appositi macchinari che consentono di delimitare con precisione le zone da irradiare, riducendo il rischio di danneggiare i tessuti sani circostanti. L'ormonoterapia è oggi molto usata, in quanto il tessuto della mammella sana è condizionato dagli ormoni sessuali (estrogeni e progesterone). Con i farmaci simil-ormonali si può condizionare l'attività del tumore: per questo è opportuno verificare di volta in volta, nella singola paziente, la presenza o assenza dei recettori ormonali. Se le cellule tumorali hanno recettori per entrambi i tipi di ormoni, il tumore risponde alla cura ormonale fino al 70 per cento dei casi, percentuale che scende al 30 per cento se sono presenti solo i recettori degli estrogeni e al 10 se mancano i recettori di entrambi i tipi. La molecola più comunemente usata per bloccare l'effetto degli estrogeni è il tamoxifene, che si lega al recettore per gli estrogeni sulla cellula tumorale riducendo la probabilità che la malattia si ripresenti dopo l'intervento chirurgico e la possibilità di comparsa di un nuovo tumore nell'altra mammella. È un farmaco ben tollerato, con pochi effetti collaterali. |
Prevenzione Non ci sono norme certe di prevenzione primaria perchè non c'è un solo fattore di rischio fortemente associato alla malattia; gli esperti segnalano quindi solo alcune norme generiche da seguire: un'alimentazione basata su prodotti di origine animale favorisce il tumore della mammella e così pure, l'obesità, soprattutto dopo la menopausa. Stesso effetto hanno il fumo, un maggior consumo di grassi nell'alimentazione e un eccessivo consumo di alcolici. Quindi, una vita sana, una regolare attività fisica e un'alimentazione equilibrata possono avere effetti protettivi, soprattutto in menopausa. Per quanto riguarda la prevenzione secondaria, ovvero la diagnosi precoce, è da tenere presente che fino all'80 per cento dei tumori della mammella viene scoperto dalla donna con l'autoesame e l'autopalpazione, pratiche che possono consentire di scoprire eventuali formazioni anomale da segnalare al proprio medico. Per questo si consiglia un autoesame mensile del seno alle donne sane a partire dai 20 anni, con una visita del medico ogni tre anni (ogni anno per le ultraquarantenni). Dopo i 40 anni, inoltre, le ricerche condotte fino ad oggi hanno dimostrato l'utilità di una mammografia a cadenza annuale. |