Influenza aviaria
Si tratta di un'infezione provocata da un virus influenzale di tipo A, che può coinvolgere volatili selvatici (prevalentemente anatre) ed uccelli domestici (soprattutto polli e tacchini). La frequenza della malattia e le caratteristiche riscontrate nei volatili sono variabili e comprendono sia casi di infezione con sintomi modesti (più frequente nelle specie selvatiche), sia casi di malattia mortale, più frequentemente legati ad estese epidemie che interessano animali da allevamento.| Come si trasmette | Sintomi | Prevenzione | Trattamento |
Come si trasmette I serbatoi principali del virus aviario sembrano essere alcuni volatili acquatici che eliminano i virus con le feci. Dagli uccelli infetti il virus viene anche diffuso con le secrezioni respiratorie e con la saliva, oltre che con le feci. Le più comuni forme di contagio tra i volatili sono quella fecale, quella diretta (soprattutto negli allevamenti) o il contatto con acqua contaminata da feci infette. Il virus dell'influenza aviaria può sopravvivere a lungo nei tessuti e nelle feci di animali infetti, soprattutto a temperature basse (fino a 30 giorni, alla temperatura di 0°C e oltre 4 giorni alla temperatura di 4°C) e può rimanere in vita anche nelle carni congelate. D'altra parte, le temperature elevate (almeno 70°C) sconfiggono rapidamente il virus, che non può sopravvivere ad alcun procedimento di cottura degli alimenti. |
Sintomi I sintomi dell'influenza aviaria possono variare ampiamente nell'uomo, da una sindrome simil-influenzale ad un prevalente interessamento oculare e/o respiratorio. Le complicazioni serie, che possono mettere a rischio la vita, possono intervenire a carico delle basse vie respiratorie, come peraltro avviene in ogni caso di malattia influenzale. Anche la recente pandemia ha fatto registrare alcuni casi mortali, tutti conseguenti ad un serio quadro di insufficienza respiratoria legata ad una severa pneumopatia interstizio-alveolare (malattia del sistema respiratorio). |
Prevenzione Gli unici casi umani si sono verificati, fino ad ora, soltanto nel sud-est asiatico e a seguito dell'esposizione diretta ad animali colpiti dalla malattia, o a loro derivati e prodotti di lavorazione. Non ci sono quindi indicazioni a limitare i viaggi in regioni e paesi colpiti dall'epidemia di influenza aviaria, purché in tali occasioni si evitino accuratamente:
L'Italia è del tutto autosufficiente nella produzione e nella vendita di pollame ed è dimostrato che la malattia non possa comunque diffondersi attraverso il consumo alimentare di carne o uova. In ogni caso, per prevenire l'introduzione della malattia aviaria nell'intero territorio dell'Unione Europea (UE), è stato disposto, dal 16 gennaio 2003, il divieto di importazione dalla Thailandia di pollame e prodotti derivati (la Thailandia rappresentava l'unico Paese autorizzato ad esportare pollame nell'ambito della UE). A ciò si è aggiunto il divieto di importare volatili ornamentali, provenienti da tutti i paesi interessati dall'epidemia di influenza aviaria. Non sono ancora disponibili vaccini per uso umano efficaci nella prevenzione dell'influenza aviaria. Comunque, il vaccino antinfluenzale trivalente, distribuito dall'autunno del 2003, pur non esercitando alcuna protezione specifica nei confronti dell'influenza aviaria, potrebbe essere comunque utile per prevenire episodi di co-infezione (infezione concomitante di virus umano ed aviario). |
Trattamento Farmaci antivirali potenzialmente efficaci anche sul virus aviario sono già disponibili ed appartengono a due diverse classi di composti:
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