Disturbi dell'alimentazione

26/10/2009

L'anoressia nervosa

Spesso l'anoressia nervosa inizia con il semplice desiderio di perdere qualche chilo di troppo. In diversi casi si tratta di ragazze che nell'infanzia hanno presentato un sovrappeso.

In questi casi l'iniziativa viene approvata dalla famiglia e non sono rari i casi di madre e figlia che iniziano insieme una dieta. Altre volte è possibile individuare dei chiari fattori scatenanti come una perdita, un lutto, un conflitto familiare, una nascita.
Dimagrimento e anoressia | La famiglia | Complicazioni | Trattamenti


Dimagrimento e anoressia
All'inizio spesso c'è un dimagrimento moderato, ma una volta raggiunto il peso inizialmente sperato l'anoressica continua a dimagrire. In genere il quadro va a stabilizzarsi nel giro di 3-6 mesi. Ciò che si osserva è una straordinaria determinazione nel perseguimento dell'obiettivo di dimagrire. Questo avviene nonostante la fame intensa. Infatti nonostante il termine "anoressia" significhi "perdita dell'appetito", la maggior parte delle volte questo sintomo compare nelle fasi più gravi, quando si arriva alla cachessia, causato probabilmente dalla secrezione di alcune endorfine ad effetto anoressizzante.

Molti autori ritengono che l'anoressica provi un vero e proprio godimento nel controllare la fame. Con l'andare avanti del tempo, l'anoressica adotta tutto un insieme di comportamenti peculiari: riduce sempre più il numero di alimenti, tritura e sminuzza il cibo, lo mastica smisuratamente e spesso lo risputa.

Non è raro che ad un certo punto l'iper-controllo venga a mancare e l'anoressica abbia un'abbuffata. Questo episodio viene vissuto come intollerabile e comporta non solo la pratica delle condotte di eliminazione (vomito) ma è anche probabile che la dieta e il controllo diventino ancora più restrittivi. Il peso viene controllato ogni giorno e dall'esito della bilancia deriverà un senso di trionfo (in caso di ulteriore perdita) o di rabbia e tristezza (in caso di aumento). L'anoressica percepisce il suo corpo come grasso e spesso si concentra su alcune parti che vede come grosse o gonfie. L'idea di acquistare peso può essere terrorizzante anche perché spesso si associa alla sensazione di perdere il controllo senza poterlo più riacquistare.

Le anoressiche sono spesso iperattive in campo fisico e/o intellettuale. Soprattutto all'inizio mostrano una forza di volontà e una caparbietà che fa loro ottenere dei successi. Successi che spesso sono oggetto di apprezzamento da parte della famiglia. Nelle fasi più avanzate però si perde pure la capacità di studiare con conseguenti fallimenti in quei campi in cui si erano dimostrate brillanti.

È stato più volte osservato come l'anoressia abbia una frequenza maggiore in determinati ambiti, come quello della danza o della moda, dove il non mangiare e il rimanere molto al di sotto del peso normale può essere una risposta ad una richiesta più o meno implicita. L'interesse per le attività sociali, poi, nonché per le relazioni amorose è molto scarso. Dietro l'anoressia si può nascondere più o meno celatamente il desiderio di ritornare ad un corpo infantile, non sessuato.

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La famiglia
Sono state individuate delle caratteristiche piuttosto ricorrenti nelle famiglie delle pazienti anoressiche.Spesso la coppia genitoriale presenta un'armonia di superficie. Il padre tende ad essere cordiale e permissivo, e ad avere poca voce in capitolo rispetto alla madre che è stata definita come fredda e poco accogliente. In genere le madri vengono descritte come più preoccupate degli aspetti di funzionamento concreto della figlia piuttosto che disposte ad accogliere altri aspetti più immaginativi o di fragilità. Sembra che si possa osservare un padre più con funzioni di madre e una madre più con funzioni di padre. Le figlie potrebbero essere state oggetto delle aspettative materne soprattutto dal punto di vista fisico.

Nelle famiglie delle anoressiche, col procedere dei sintomi e delle conseguenti preoccupazioni, sembra accrescere la dipendenza reciproca. È una dipendenza fondata sulla colpa, da un lato la colpa di non riuscire a nutrire a sufficienza la figlia, dall'altro la colpa derivante da tutti i tentativi di farla mangiare. Spesso i comportamenti dell'anoressica suscitano tensioni tra i membri familiari. I parenti vivono nella difficoltà di non dire niente e stare a guardare o obbligare con risultati praticamente nulli l'anoressica a mangiare. A tavola le anoressiche si sentono osservate e spesso finiscono per mangiare da sole al fine di evitare gli sguardi che sentono come intrusivi. Spesso cominciano ad occuparsi dei pasti di tutta la famiglia cercando di esercitare un controllo anche su quello che mangiano gli altri.

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Complicazioni
Le problematiche dipendono dell'entità del dimagrimento e dalla durata. Innanzi tutto affinché venga fatta una diagnosi di anoressia nervosa è necessario che il peso corporeo non superi l'85 per cento del peso previsto per l'altezza. In queste situazioni diminuisce il pannicolo adiposo (accumulo di grasso sottocutaneo), le palpebre diventano secche e i capelli fragili. È possibile un'ipertricosi reattiva (un aumento della peluria). L'amenorrea (assenza di mestruazione) può essere primaria in caso di soggetti molto giovani che non abbiano avuto il menarca o, più spesso, secondaria, dovuta al "disinnesco" dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Le concentrazioni di FSH (ormone follicolo stimolante) e LH (ormone luteinizzante) sono molto più basse della media.

L'anoressia può comportare una poliuria dovuta ad una riduzione dell'ormone antidiuretico a cui si associa una riduzione della sensibilità renale. Possono verificarsi anemia ipocromica e iposideremica. A causa delle carenze nutrizionali e del basso livello di estrogeni è possibile che si verifichi un'osteoporosi che sembra essere recuperabile con la ripresa ponderale. È frequente un'ipotonia e ipotrofia muscolare. È ancora in discussione se le alterazioni endocrine, ipotalamiche e ipofisarie siano primarie e quindi causa dell'anoressia o secondarie, quindi dovute alla denutrizione. Non sono da escludere fattori emozionali che possano evocare risposte in grado di alterare il substrato biologico.

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Trattamenti
La maggior parte delle volte è necessario stabilire con l'anoressica e la sua famiglia un "contratto" terapeutico. I metodi coercitivi hanno di solito scarso successo, mentre ciò che risulta fondamentale è la motivazione del paziente associata ad un coinvolgimento familiare. Il caso dell'anoressia è, comunque, particolare. Spesso, in realtà, in quei casi in cui la consunzione sia arrivata a limiti quasi incompatibili con le funzioni vitali, è necessario un ricovero o un'ospedalizzazione. In particolare l'ospedalizzazione è necessaria in casi di perdita della coscienza o della vigilanza, dimagrimento estremamente rapido, prostrazione e affaticamento lamentato dalla stessa paziente. Il contratto in genere prevede l'impegno da parte della paziente ad un recupero progressivo del peso. A questo sarà associata una terapia individuale, di gruppo o familiare. Accanto al lavoro con la paziente è necessaria una presa in carico dei genitori o dei familiari.

La difficoltà di trattamento con queste pazienti risiede nel fatto che esse non si rendono conto della gravità della loro condizione; il dimagrimento spaventoso agli occhi della famiglia e degli operatori è per l'anoressica motivo di orgoglio e autostima. Per molto tempo la strategia elettiva per il trattamento dell'anoressia è stato l'isolamento e l'allontanamento dal nucleo familiare. Questo è spesso utilizzato per cercare di uscire dall'empasse in cui si trovano le anoressiche e le loro famiglie. Il fine è quello di fermare la caduta ponderale, interrompere la serie di comportamenti reattivi familiari, rendere possibile e credibile il recupero, inserendolo all'interno di un percorso psicoterapeutico.

La durata dell'ospedalizzazione va, di solito, dai 3 ai 6 mesi. Spesso viene fatto un contratto terapeutico, per cui le dimissioni o la ripresa dei contatti saranno possibili solo una volta raggiunto un certo peso. Anche nel caso di separazione dell'anoressica dal gruppo familiare sarà necessario offrire ai genitori un sostegno, a livello individuale, di coppia o di gruppo.

Il trattamento farmacologico, per lo più integrato con una psicoterapia, si basa sull'utilizzo di antidepressivi.

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