Disturbi dell'alimentazione

26/10/2009

La bulimia nervosa

L'abbuffata è la caratteristica principale della bulimia nervosa. Non sono pochi i casi in cui il comportamento bulimico è scaturito da un periodo di dieta e di ridotto introito calorico. Normalmente l'assunzione di cibo, in particolare dei carboidrati, permette, attraverso una serie di meccanismi, di avere determinati livelli di serotonina (un neurotrasmettitore). La presenza di serotonina è, infatti, connessa con le sensazioni di sazietà. La crisi bulimica si inserirebbe, dunque, in un quadro di riduzione della serotonina come misura atta a compensare un disfunzione del sistema che regola la serotonina.
La dieta comporta dunque una carenza del neurotrasmettitore che segnala all'organismo il senso di sazietà e permette di smettere di cibarsi. In assenza di serotonina non si sente la sazietà e dunque i pasti possono assumere proporzioni gigantesche. In queste crisi i soggetti sembrano infatti avere una fame senza fine.

La crisi bulimica | La famiglia | Complicazioni | Trattamenti


La crisi bulimica
La crisi bulimica è solitamente preceduta da un periodo di tensione.
La persona si ritrova preda di una sorta di eccitazione, confusione e malessere.
L'abbuffata può avvenire in due modi: il primo, meno frequente, prevede una sorta di preparazione rituale, cucinando e apparecchiando la tavola.
Il secondo, molto più frequente, è talmente improvviso che la persona si ritrova a mangiare in tutta fretta alimenti cucinati e non. Il cibo non viene gustato, né masticato, spesso viene rubato.

L'abbuffata avviene sempre in solitudine e ha fine nel momento in cui si viene sorpresi, il cibo è finito o la quantità è stata talmente elevata da provocare un forte malessere. In seguito all'abbuffata possono presentarsi dolori di stomaco, mal di testa e nausea, nonché forti sensi di colpa, vergogna e umiliazione. L'esito finale è l'addormentamento o il vomito. Successivamente, i ricordi sono confusi, è presente una sorta di oblio, insieme a un senso di vuoto, noia e ansia. Sono frequenti l'abuso di sostanze e, al contrario delle anoressiche, un'iperattività sessuale.

 torna su  


La famiglia
Solo raramente le pazienti bulimiche provengono da un contesto familiare assimilabile a quello delle anoressiche (nuclei molto uniti con forti tensioni interne, spesso mascherate). Più spesso le famiglie sono caotiche e con una conflittualità più esplicita e si rileva una discreta frequenza di familiari con un passato di tipo psichiatrico.

Sembra che nelle famiglie delle bulimiche ci sia la tendenza ad utilizzare la paziente come "ricettacolo" di tutti gli aspetti meno apprezzabili. Tutta la cattiveria e l'impulsività verranno convogliati sulla bulimica che col suo disturbo mette in atto questi meccanismi familiari. Il cibo diventa qualcosa da ingurgitare avidamente e vomitare come una cattiveria che una volta ricevuta dagli altri si vuole ributtare fuori. Sono frequenti i casi di abuso sessuale.

 torna su  


Complicazioni
Il frequente ricorso al vomito, ai lassativi e ai diuretici può portare a delle complicazioni molto severe. Innanzi tutto queste condotte di eliminazione possono causare uno squilibrio elettrolitico capace di portare ad un arresto cardiaco. Inoltre possono esserci lacerazione dell'esofago o gastriche. Anche i denti, troppo spesso a contatto con i succhi gastrici possono risentire del vomito auto-indotto. L'associazione con i disturbi di personalità deve mettere in guardia rispetto al rischio di suicidio.

 torna su  


Trattamenti
La bulimia nervosa ha esiti migliori quando viene trattata. Per quanto riguarda le psicoterapie, le proposte per i pazienti bulimici sono numerose. Ciò che si osserva, con questi pazienti, è la difficoltà di instaurare un'alleanza terapeutica, necessaria per il buon esito del trattamento. Sono, infatti, pazienti che tendono ad interrompere la terapia, ad alternare momenti di investimento su questa a momenti di fuga.

Tra le psicoterapie ricordiamo la psicoanalisi, le terapie psicodinamiche individuali o di gruppo, lo psicodramma, le terapie cognitivo-comportamentali. Queste ultime spesso di focalizzano sull'educazione alimentare e dietetica.

Per quanto riguarda i farmaci, si sono dimostrati efficaci gli antidepressivi, in particolare quelli che agiscono sui livelli di serotonina. Il problema è che spesso questi pazienti rifiutano i farmaci per paura di diventare dipendenti o di farne un uso smisurato. Questa è, in effetti, una preoccupazione che coinvolge anche gli psicologi e i medici consapevoli della tendenza di questi pazienti a condotte di abuso.

 torna su  

Sondaggio

Cerca nel sito