Disturbi dell'alimentazione

26/10/2009

Obesità

Per obesità si intende un aumento patologico del peso e dei pannicoli adiposi. Chiaramente per poter parlare di peso superiore o inferiore al "peso ideale" è necessario specificare a cosa si riferiscono questi parametri. Probabilmente dopo l'introduzione degli "Indici di Massa Corporea" (Body Mass Index - BMI) è divenuto più facile classificare l'obesità adulta rispetto a quella infantile. L'IMC mette in relazione il peso in chilogrammi e l'altezza in metri al quadrato.
Si possono così individuare delle categorie in riferimento ai valori di BMI:

  • Sottopeso: BMI < 18,5 Altezza di 1,70 cm con un peso inferiore ai 52 Kg
  • Normopeso: BMI = 18,5-24,9 Altezza di 1,70 cm con un peso tra i 54 e 70 kg
  • Sovrappeso: BMI = 25- 29,9 Altezza di 1,70 con cm un peso tra i 72 e 84 Kg
  • Obesità di classe I: BMI = 30-34,9 Altezza di 1,70 cm con un peso tra i 86 e 98 Kg
  • Obesità di classe II: BMI = 35-39,9 Altezza di 1,70 cm con un peso tra i 100 e 114 Kg
  • Obesità di classe III: BMI > 40 Altezza di 1,70 cm con un peso superiore ai 116 Kg
Una valutazione più precisa, che tenga in considerazione la proporzione tra massa magra e massa grassa, è la misurazione delle pliche adipose sottocutanee. In genere questa misurazione si fa in alcune parti del corpo come la zona addominale, sottoscapolare e tricipitale.

Inoltre, attraverso l'analisi dell'impendenza bioelettrica (un esame che permette di stabilire la quantità di acqua corporea e di massa magra muscolare), è possibile capire quali percentuali nel peso totale dell'individuo siano dovute ai muscoli o all'acqua anche sotto forma di eccessiva ritenzione idrica. Questi esami più specifici sono utili in quanto il semplice calcolo della BMI rischierebbe di far ricadere ad esempio un atleta con una notevole massa muscolare nella categoria degli obesi.

Per quanto riguarda i bambini in genere vengono definiti sovrappeso quelli con un peso che supera del 10-20 per cento il peso ideale, mentre vengono definiti obesi i bambini che superano il peso ideale di oltre il 20 per cento. L'aumento ponderale dei bambini si calcola in riferimento alle tabelle dei percentili, che sono dei grafici che riuniscono i valori percentuali di peso e altezza, facendo distinzioni di sesso ed età. La crescita è nella norma se si pone intorno al 50° percentile.

Diffusione | Obesità infantile e vita adulta | Comportamenti frequenti | La famiglia | Complicazioni | Trattamenti


Diffusione
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato l'allarme, parlando dell'obesità come di un'epidemia. In Europa si stima che più della metà della popolazione adulta sia al di sopra della soglia di sovrappeso e che il 20-30 per cento degli adulti rientri all'interno della soglia clinica dell'obesità. In Europa un bambino su cinque è sovrappeso o obeso. In Italia la percentuale di bambini sovrappeso è del 20 per cento mentre i bambini obesi rappresentano il 4 per cento. L'incidenza dell'obesità è maggiore nella fascia d'età compresa tra i 6 e i 13 anni e sono colpiti soprattutto i maschi. Il problema è ancora più grave negli Stati Uniti dove le percentuali di individui obesi o sovrappeso è doppia rispetto all'Europa.

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Obesità infantile e vita adulta
L'obesità ha spesso un'origine lontana, nell'infanzia, tanto che l'obesità adulta non è altro che la persistenza dell'obesità infantile. Degli studi retrospettivi hanno evidenziato che il 25 per cento dei casi di obesità nei bambini e negli adolescenti ha avuto inizio nel primo anno di vita, il 50 per cento prima dei 4 anni e il 75 per cento prima dei 6 anni.

Perché tanti bambini obesi e soprattutto perché spesso rimangono tali? L'obesità nell'infanzia è causata da molteplici fattori. In primo luogo risulta importante la famiglia e il suo ruolo nella nutrizione e nell'educazione alimentare. Fattori riconosciuti sono inoltre la ridotta attività fisica e fattori di tipo genetico/familiare. Sono invece rari i casi di obesità dovuta ad alterazioni ormonali (come l'ipotiroidismo) o a disfunzioni surrenali. L'OMS ha sottolineato l'importanza nel trattamento e nella prevenzione dell'obesità di tre elementi:
  • una corretta alimentazione
  • attività fisica
  • il ruolo della famiglia.
Queste indicazioni trovano un grande sostegno se pensiamo che un'alimentazione eccessiva nei primi due anni di vita causa da una parte l'aumento del volume delle cellule adipose, dall'altra un aumento del loro numero. Questo implica che una persona con un numero maggiore di cellule adipose avrà maggiori difficoltà rispetto ad una persona con un numero normale a mantenere un peso nei limiti. Se, infatti, è possibile diminuire il volume delle cellule, non è possibile eliminarle. Un peso normale nella prima infanzia sembra dunque essere un elemento protettivo nella vita adulta.

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Comportamenti frequenti
I comportamenti che si riscontrano con maggior frequenza sono l'iperfagia e l'atto di piluccare. Quest'ultimo, soprattutto, non è quasi mai connesso con la fame, sensazione che presenta caratteristiche problematiche in queste persone. Diversamente dagli altri disturbi dell'alimentazione le crisi bulimiche non sono frequenti. Non c'è una particolare correlazione tra l'obesità e particolari disturbi psichiatrici. Sono documentati dei casi di obesità associata a nevrosi o psicosi, ma non si tratta della norma.

Caratteristiche molto più frequenti sono un atteggiamento passivo e l'inattività che sembra avere sul peso maggiori effetti dell'iperfagia. A questi elementi si associa spesso un senso di vuoto, inutilità e noia, uniti ad elementi depressivi. Nell'infanzia, nell'adolescenza e nella vita adulta la persona obesa sarà spesso in difficoltà a causa del suo aspetto fisico che tanto si allontana dai canoni socialmente accettati. Il rischio è che la persona tenda ad isolarsi e a mettere le distanze più di quanto già non faccia col proprio corpo. Spesso, infatti, il grasso rappresenta una difesa dal mondo esterno, dagli altri, dalla sessualità. È una sorta di barriera difensiva che protegge un sé fragile, insicuro.

Il momento dell'adolescenza può essere considerato un momento di svolta, a volte anche grazie agli stimoli sociali. Quello che era il bambino dipendente dal cibo fornito dai genitori, diventa un adolescente che desidera entrare in un gruppo di pari, di persone simili. Questa può essere una spinta positiva in quei casi di obesità dovuti ad iperfagia familiare. Può essere il momento in cui l'adolescente trova una motivazione per affrancarsi dallo scorretto modello alimentare familiare.

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La famiglia
È difficile, nel momento in cui si voglia pensare ad ipotesi eziologiche (causali), distinguere tra la familiarità in termini genetici e familiarità in termini di scorrette abitudini alimentari. È in ogni caso fuori di dubbio che avere uno o entrambi i genitori sovrappeso aumenti la probabilità che i figli abbiano lo stesso problema. Un'indagine Istat ha rilevato che il 18 per cento dei ragazzi rischia di essere sovrappeso o obeso nel caso in cui nessuno dei due genitori manifesti questo problema. La percentuale sale al 24,8 per cento nel caso il problema sia presente nel padre e al 25,4 se presente nella madre, per arrivare al 34 per cento in caso di entrambi i genitori sovrappeso o obesi. Si ritiene che le differenze tra bambini e adolescenti normopeso e obesi risiedano nella difficoltà di questi ultimi a discriminare i loro stati fisiologici di fame e sazietà. Questa difficoltà ha origine da una situazione caotica relativa alla nutrizione.

I bambini molto piccoli non riescono a discriminare come gli adulti i loro stati fisiologici. I bambini sentono uno stato di malessere, di tensione e cercano di comunicarlo col pianto. Le madri, in genere imparano molto presto a riconoscere il tipo di pianto del loro bambino. Quando una madre riesce a cogliere le diverse necessità del bambino, non solo fornirà al bambino le cure di cui ha bisogno che potranno essere di volta in volta legate alla sete, al pannolino bagnato, al bisogno di essere preso in braccio o di condividere l'attenzione su un oggetto, ma permetterà al figlio di imparare a discriminare tra i suoi stati fisiologici.

Spesso le madri di bambini e futuri adulti obesi hanno troppo spesso risposto al malessere o alle comunicazioni del bambino, con un'offerta indiscriminata di cibo, non consentendo al loro piccolo di imparare a discriminare la fame dalla sazietà e da altri bisogni. Questo comportamento si riproduce poi nel tempo. I bambini, gli adolescenti e gli adulti che hanno sperimentato questa situazione caotica avranno in seguito la tendenza ad assumere cibo ogni qual volta si troveranno di fronte ad uno stato di malessere, tensione o qualsiasi stato che essi non riescono a differenziare. Lo stesso trattamento che hanno ricevuto dalle loro madri che rispondevano col cibo a qualsiasi loro richiesta.

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Complicazioni
Il bambino obeso ha elevate probabilità di soffrire di disturbi dell'apparato digerente; disturbi respiratori come una maggiore affaticabilità e apnee notturne; problemi alle articolazioni come una riduzione della motilità, varismo o valgismo agli arti inferiori (gambe arcuate o a X). Inoltre il bambino obeso rischia di cadere in un circolo vizioso, in quanto il suo peso gli renderà difficile intraprendere delle attività fisiche che potrebbero essere del tutto abbandonate, e quindi comportare un'ulteriore immobilismo con conseguente crescita ponderale.

Gli adulti hanno elevate probabilità di incorrere in patologie cardiovascolari, muscolo-scheletriche come l'artrosi, metaboliche come il diabete e anche tumorali a livello dell'apparato gastroenterico.

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Trattamenti
Le raccomandazioni dell'OMS e del Ministero della Salute fanno un chiaro riferimento alla prevenzione, ad una corretta nutrizione, al ruolo della famiglia e all'attività fisica. Ma qual è l'obiettivo di una terapia contro l'obesità? Molti studi ci dicono che mirare al sintomo e quindi alla riduzione del peso può non essere sufficiente e anzi portare la persona obesa a sperimentare stati altalenanti e pericolosi di fluttuazione del peso corporeo.

L'intervento deve innanzi tutto essere mirato a raggiungere la consapevolezza del proprio corpo, delle sensazioni che da questo provengono, della capacità di discriminarle. Senza il raggiungimento di questo obiettivo primario, probabilmente ogni dimagrimento faticosamente raggiunto con diete ed esercizio fisico sarà destinato a fallire. È necessario un intervento che coinvolga vari specialisti. È importante, quindi, unire ad un lavoro psicologico la professionalità del medico curante e del dietista. Talvolta sarà necessaria una vera e propria educazione alimentare, per le persone interessate e per i familiari.

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