Sviluppo nell'infanzia

26/10/2009

Alterazioni del comportamento

Le alterazioni del comportamento che verranno descritte di seguito, ossia la menzogna, il furto e la fuga, hanno la comune caratteristica di essere in stretta relazione con il processo di socializzazione e le sue eventuali deviazioni. Si tratta di condotte che se isolate o rare non hanno un significato patologico, laddove questo viene assunto nei casi in cui siano continuamente ripetute nel corso del tempo.
La menzogna | Il furto | La fuga


La menzogna
La menzogna è l'alterazione consapevole della verità. Essa può essere considerata come una nuova possibilità per il bambino legata all'acquisizione del linguaggio. Se, infatti, il linguaggio permette di descrivere ciò che non è presente, allora il linguaggio potrà anche essere utilizzato per modificare ciò che si vuole comunicare. Il bambino scopre non solo che può non dire tutto, ma che può anche inventare. Chiaramente, per poter parlare di alterazione della realtà, è necessario capire quando il bambino comprende la distinzione tra fantasia e realtà, tra vero e falso. In genere si considera che il bambino consolidi queste capacità intorno ai sei, sette anni. La menzogna può essere un modo per mantenere una immagine di sé perfetta, oppure per stabilire un confine tra sé e i genitori. Se da una parte quindi la menzogna può asservire scopi utili, di conquista ed indipendenza, dall'altra il bambino impara presto che dire la verità significa rispettare le esigenze sociali e ottenere la stima degli altri. La verità sarà allora utilizzata per gratificare i genitori e per aumentare l'autostima, mentre la menzogna manterrà un'illusione di perfezione, che non farà altro che abbassare l'autostima. Esistono tre tipi principali di menzogna:
  • la menzogna utilitaristica
  • la menzogna compensatoria
  • la mitomania.
La menzogna utilitaristica è quella più simile alla menzogna utilizzata dagli adulti: mentire per evitare o ottenere qualcosa. Il fatto che le menzogne rimangano dei fatti isolati o diventino una modalità comunicativa è strettamente connesso al comportamento e alla reazione dei genitori. Da una parte sarà importante non svergognare il bambino e non avere un atteggiamento eccessivamente moraleggiante. Infatti, in questo caso il bambino atterrito potrebbe essere tentato a mentire ancora per cercare di cavarsela o farsi un'idea di sé come bambino cattivo, che non può meritare la stima dei genitori, con la conseguenza che il bambino tenderà a comportarsi come i genitori si aspettano: da bambino cattivo. Dall'altra parte un atteggiamento lassista o credulone rischia di spianare la strada ad un utilizzo più frequente della menzogna, per cavarsela nelle varie circostanze. Forse, però l'elemento più importante che determina i successivi comportamenti è la sincerità dei genitori stessi. Essere sinceri permette di dare al bambino un'idea di affidabilità e solidità. Un atteggiamento costruttivo implicherà di rilevare la bugia del bambino senza infierire su di lui e dandogli la sensazione che aver fatto una "cattiveria" non significa essere un bambino cattivo.

La menzogna compensatoria è utilizzata dal bambino per ottenere un'immagine che ritiene irraggiungibile e desiderabile. Il bambino può inventare di tutto, può dire di essere figlio di re, di vivere in un castello, di avere un cavallo. Spesso i bambini inventano dei personaggi con i quali dialogano. Questo comportamento non è preoccupante fino ai 6 anni, dopodiché può essere indizio di immaturità, di alterazioni e incertezze nell'identificazione e nella coscienza di sé.

La mitomania rappresenta il grado estremo della menzogna compensatoria. È una tendenza al limite tra il volontario e l'involontario. Nel bambino piccolo può essere considerata quasi fisiologica, ma in genere la mitomania, essendo una manifestazione estrema si presenta in contesti di grave deprivazione affettiva, in bambini che non hanno uno o entrambi i genitori, che non li hanno mai conosciuti, e/o con gravi disturbi identificativi.

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Il furto
Il furto è l'alterazione comportamentale più frequente e rappresenta il 70 per cento circa delle condotte delinquenziali minorili. È commesso con una frequenza molto maggiore dai maschi rispetto alle femmine. Per poter parlare di furto è necessario che il bambino abbia la nozione di "proprietà", e che abbia inoltre sviluppato la nozione di "bene" e di "male". Il bambino piccolo, infatti, considera ogni cosa come sua e solo dai sei, sette anni può, non solo capire che si sta appropriando di una cosa non sua, ma anche che questo è sbagliato. Le diverse età sono caratterizzate da diversi tipi di furto, non c'è necessariamente un rapporto di consequenzialità tra un bambino che ruba e il fatto che diventi un ladro da grande. I bambini iniziano a rubare in casa, per lo più cose che desiderano, poi dalla casa si passa ad ambienti frequentati come la scuola o negozi. È un furto diverso dal precedente, infatti viene commesso non tanto per l'interesse per l'oggetto, quanto per commettere l'atto del furto. Il senso di colpa spesso non è presente nei bambini più piccoli, mentre caratterizza quelli più grandi. Questo spiega perché gli oggetti rubati vengano spesso lasciati in posti visibili, quasi a suscitare una punizione. Nei ragazzi più grandi il furto assume spesso un significato all'interno del gruppo rivelando caratteristiche più preoccupanti.

Il contesto familiare del bambino che commette furti è nella quasi totalità delle volte un contesto di assenza, di carenze reali o affettive, degli estremi caratterizzati da massimo rigore o lassismo completo. Molti autori hanno sottolineato che il bambino che ruba sta come cercando di riappropriarsi di un qualcosa che gli spetta di diritto: la madre e il suo affetto. È fondamentale cogliere questo aspetto e cercare di sostenere il bambino nella sua ricerca di risposte ed affetto. Il furto può essere uno dei primi passi nel mondo della delinquenza, è finalizzato ad ottenere benefici materiali e spesso il senso di colpa è assente. Non è raro che si inserisca all'interno di un rito di iniziazione per l'ingresso in un gruppo (per lo più di tipo deviante).

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La fuga
Per poter parlare di fuga, e cioè dell'abbandono del luogo in cui il bambino dovrebbe stare, è necessario individuare il momento in cui il bambino è consapevole del suo domicilio. La fuga non è lo smarrimento. Per questo motivo si può parlare di fuga a partire dai sei, sette anni. La fuga ha una durata che può variare dalle poche ore ad alcuni giorni. Nel bambino piccolo le fughe sono per lo più motivate dal desiderio di raggiungere un luogo o delle persone amate (come un genitore o dei nonni) per sfuggire da un luogo temuto o detestato. La maggior parte delle volte il bambino si aggira nei dintorni della casa e ha come obiettivo quello di farsi trovare. Non esistono caratteristiche di personalità dei fuggitivi. Spesso si osserva la fuga in bambini che hanno vissuto molte separazioni e distacchi, senza nessuno che li aiutasse ad elaborarli. (bambini in istituti o in famiglie conflittuali). Un'altra fuga frequente è la fuga dalla scuola. Questa si presenta soprattutto in bambini che hanno difficoltà di riuscita, in bambini ansiosi o con una fobia scolastica. Altre volte la fuga rientra in un quadro psicopatico. La maggior parte delle volte questi episodi hanno fine o perché la famiglia se ne accorge o perché il bambino non è più in grado di tollerare il carico di angoscia e confessa. Non bisogna sottovalutare i benefici secondari che un bambino può ottenere nel vedere i genitori arrabbiati e, soprattutto, preoccupati. È importante cercare di comprendere il disagio che vive il bambino per evitare che la condotta della fuga venga utilizzata ogni qual volta il bambino desidera affetto e considerazione nella mente dei genitori.

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