Intelligenza
Le prime ricerche che hanno indagato la relazione tra intelligenza ed invecchiamento si sono servite dei dati provenienti dai test utilizzati durante la prima guerra mondiale negli Stati Uniti, per l'arruolamento delle reclute. Questi test furono somministrati su un grande numero di persone di età compresa tra i 18 e i 60 anni ed evidenziarono come fosse presente un declino delle capacità intellettive già a partire dai 30 anni. Un'ulteriore conferma a questa teoria veniva dal test d'intelligenza più diffuso: la scala WAIS. In questo test il quoziente intellettivo (QI), subiva un decremento graduale a partire dai 30 anni, per arrivare ad un decremento ancora più rapido dai 60 anni in poi. Tuttavia, subito emersero delle differenziazioni.
Il declino non procedeva, infatti, in modo indiscriminato, ma colpiva principalmente alcune abilità come:
Una teoria che ha cercato di spiegare le differenze e le caratteristiche del declino nell'invecchiamento è quella relativa all'intelligenza fluida e intelligenza cristallizzata. L'intelligenza fluida rispecchia le capacità di base e riguarda la velocità nel risolvere i problemi, e i processi di base nel trattare ed elaborare le informazioni. Con l'invecchiamento è l'intelligenza fluida a decadere. L'intelligenza cristallizzata è legata all'ambiente e dunque ai fattori sociali ed educativi. Essa cresce grazie all'esercizio e allo sviluppo dell'intelligenza fluida, ma rispetto a questa mantiene una certa stabilità col procedere del tempo. Le ricerche longitudinali (che studiano gli individui nel corso del tempo) hanno messo in evidenza l'importanza della dotazione intellettuale di partenza. Questa influisce sia sul livello intellettuale in età avanzata, sia sul ritmo del declino. I soggetti più intelligenti mantengono alto il livello delle loro prestazioni intellettive e lo mantengono più a lungo. Dunque si può dire che:
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