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Mal di testa

Quello che nel linguaggio corrente viene definito mal di testa ricopre in realtà disturbi diversi che in medicina sono classificati in distinte categorie. Possiamo distinguere due grandi gruppi: le cefalee primarie e le cefalee secondarie. Le cefalee primarie sono patologie a sé stanti con cause specifiche, le cefalee secondarie sono invece il sintomo di altre malattie. Al primo gruppo appartengono dei disturbi molto diffusi come l'emicrania, la cefalea tensiva e la cefalea a grappolo. Al secondo gruppo appartengono per esempio le cefalee post-traumatiche o quelle derivate dalla sinusite.
  • L'emicrania colpisce il 12 per cento della popolazione soprattutto tra i 20 e i 40 anni, le donne sono colpite tre volte più degli uomini, ha spesso un carattere ereditario. Si manifesta con un dolore perlopiù localizzato da una parte della testa (da qui la definizione di emicrania), il dolore è pulsante, aumenta con il movimento e può raggiungere una forte intensità aggravata da nausea più o meno violenta, da fotofobia (intolleranza alla luce) e da fonofobia (intolleranza ai rumori). Le crisi durano dalle 4 alle 72 ore. Sono talvolta precedute dalle cosiddetta aurea emicranica cioè da disturbi della visione (zigzag luminosi, annebbiamento del campo visivo dal lato colpito dal dolore), più raramente da difficoltà di elocuzione o di movimento. I fenomeni legati all'aurea hanno una durata variabile tra i 5 e i 60 minuti. Le crisi sono generalmente provocate da fattori scatenanti (esterni o interni all'organismo) che secondo un meccanismo non del tutto chiarito generano una cascata di eventi neurochimici che attraverso il nervo trigemino attivano il dolore. L'emicrania corrisponde ad una reazione vasomotoria (vasocostrizione vasodilatazione) delle arterie del capo. Tra i fattori scatenanti più comunemente riscontrati possiamo citare i cambiamenti ormonali (per esempio legati al ciclo mestruale), le alterazioni del sonno, alcuni cibi (generalmente cioccolata, alcol, formaggi stagionati, insaccati), fattori ambientali (condizioni atmosferiche, luce, odori forti), emozioni intense, apporto insufficiente di cibo. Da notare tuttavia che i fattori scatenanti possono variare da individuo a individuo.
  • La cefalea tensiva è molto diffusa, ne soffrirebbe il 75 per cento della popolazione senza differenze di età o sesso. Le crisi possono durare dai 30 minuti ai 7 giorni. Se si soffre di più di 180 crisi all'anno la cefalea può essere definita cronica. Il dolore è oppressivo, continuo, bilaterale non aggravato dall'attività fisica e di intensità variabile. Non c'è nausea ma possono essere presenti fotofobia o fonofobia. Le cause della cefalea tensiva sono mal conosciute, attualmente si pensa tuttavia che sia particolarmente legata a disturbi di tipo psicologico. È infatti spesso associata a stati depressivi o ansiosi e si manifesta frequentemente a seguito di uno stress psico-sociale.
  • La cefalea a grappolo si manifesta con episodi molto dolorosi dalla durata dai 15 ai 180 minuti distribuiti su periodi di durata variabile (uno o due giorni o settimane), intervallati da periodi più o meno lunghi di remissione. Il dolore è localizzato prevalentemente nella regione orbitale, alla tempia e alla mandibola. Si osserva inoltre l'arrossamento dell'occhio, una forte lacrimazione, congestione nasale e naso che cola. Questa patologia colpisce individui con una particolare predisposizione genetica. La causa va molto probabilmente ricercata nella disfunzione di un centro del cervello che rappresenta l'orologio biologico nei mammiferi (nucleo sovrachiasmatico).
Il trattamento farmacologico delle cefalee varia in funzione della tipologia della malattia. Quando è possibile intervenire sui fattori scatenanti si possono inoltre adottare dei comportamenti che senza eradicare il disturbo ne limitano la frequenza.