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Malattia di Alzheimer

La malattia di Alzheimer è caratterizzata dallo sviluppo progressivo di una forma di demenza, dominata dalla perdita di memoria, del linguaggio e di tutte le funzioni intellettuali che permettono all'essere umano di agire, di conoscere e di pensare. È una malattia legata soprattutto all'invecchiamento, infatti colpisce il 5 per cento delle persone oltre i 65 anni, ma arriva ad un picco del 20-40 per cento nelle persone che hanno superato gli 85 anni. Esiste tuttavia una piccola percentuale di persone che sviluppano un Alzheimer definito ad esordio precoce tra i 30 e i 50 anni. La malattia dura in media 10 anni ma con una forte variabilità individuale (tra i due e i 20 anni). I primi sintomi che fanno sospettare un Alzheimer coinvolgono la memoria, soprattutto quella recente. Col passare del tempo la perdita di memoria si accompagna a difficoltà di espressione orale (sostituzione di parole che rendono confuso il discorso), ad un'evidente e progressiva incapacità di svolgere compiti comuni e abitudinari, disorientamento nel tempo e nello spazio che portano il paziente a smarrirsi anche in luoghi da lui ben conosciuti, alterazioni dell'umore improvvise, cambiamento del carattere, adozioni di comportamenti non adatti ad una situazione data (per esempio nel vestire). Ognuno di questi sintomi può, quando si presenta in modo lieve e isolato essere caratteristico delle persone anziane ed è per questo motivo che spesso i famigliari consultano il medico anche due anni dopo le prime manifestazioni di perdita di memoria. Tuttavia la concomitanza e la progressione di questi disturbi cognitivi e psicologici deve incitare alla consultazione. Le cause esatte della malattia non sono ben conosciute anche se se ne conoscono alcuni importanti meccanismi che orientano attualmente la ricerca di nuove terapie. Il cervello di un malato di Alzheimer presenta delle lesioni, definite a placche e gomitoli, costituite da proteine anomale che depositandosi dentro e fuori le cellule nervose ne provocano la morte, morte che provoca a sua volta il cattivo funzionamento del cervello. È probabile inoltre che l'ereditarietà svolga un certo ruolo. Attualmente alcuni farmaci permettono di rallentare la malattia e di controllare, almeno parzialmente, lo sviluppo del deterioramento psichico, purtroppo però non esistono ancora terapie in grado di fermarne la progressione.