In Italia ancora trascurata la contraccezione
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Infatti una coppia italiana su tre e un'adolescente su due non usano contraccettivi. E le teenager meno protette sono proprio quelle senza partner fisso, che invece ne avrebbero più bisogno. Ecco quindi che le malattie sessualmente trasmesse sono un problema in crescita anche nel nostro Paese, con circa 500 casi l'anno, che aumenta di 8-10 volte il pericolo di infertilità e di sei volte quello di gravidanze extra-uterine. A dare l'allarme è stato Annibale Volpe, ginecologo dell'università di Modena e presidente della Società italiana della contraccezione (Sic), che è nata l'estate scorsa e che si è appena riunita a Milano per presentare il Primo Congresso Sic su "Benessere della donna e contraccezione" che si terrà a Modena tra 16 e 18 giugno. Sui contraccettivi circolano tuttora "troppi pregiudizi e falsi miti", ha spiegato Volpe, errate convinzioni o "favole" secondo il ginecologo Gian Benedetto Melis dell'università di Cagliari e vice presidente Sic. Risultato? L'Italia è in coda, insieme alla Spagna, nella classifica europea per impiego di contraccettivi: se una coppia su quattro utilizza la pillola, una su quattro il profilattico e una su cinque spirale, diaframma, spermicidi e metodi naturali, c'è però poi una coppia su tre che non usa alcun metodo oppure si fida del coito interrotto. Inoltre in un'indagine condotta nel 2003 dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia è emerso che il 40 per cento delle ragazze ha rapporti prima dei 17 anni ma la metà di queste non usa contraccettivi. Questi sono anche poco conosciuti, almeno a giudicare dalle fonti di informazione dichiarate dalle intervistate. Il 99,4 per cento di loro dice di conoscere bene il condom e il 95 per cento anche la pillola, eppure dalla ricerca emerge che per le nostre adolescenti la prima fonte di notizie sulla contraccezione sono i mass media: giornali, tv e soprattutto Internet. Meno del 18 per cento si è rivolta al ginecologo che dovrebbe essere la fonte più autorevole e fidata. Col risultato che le ragazze italiane iniziano a utilizzare contraccettivi a 22 anni (contro una media di 17 anni negli altri Paesi europei). E forse le conoscenze sulla contraccezione sono ampiamente insufficienti anche tra medici specialisti, ha puntualizzato Volpe, citando ad esempio la pillola del giorno dopo: "Si parla di obiezione di coscienza - ha denunciato Volpe - dimenticando che questo farmaco si limita a bloccare o posticipare l'ovulazione, come una pillola anticoncezionale". Ed è sulla pillola che circolano "leggende senza alcun fondamento scientifico", ha incalzato a sua volta Melis. Qualche esempio? Non è vero che bisogna interromperla periodicamente per disintossicarsi, né che fa ingrassare o provoca la cellulite: l'aumento di peso dipende dai singoli casi. È falso pure che riduca la fertilità, che favorisca parti gemellari e che si debba interrompere il suo uso dopo i 35 anni. Anzi, in donne non obese e non fumatrici, se serve, "si può continuare a usare anche fino ai 50 per prepararsi ad affrontare al meglio la menopausa", ha suggerito Carmine Nappi, ginecologo dell'università Federico II di Napoli. I benefici dell'uso della pillola sono invece numerosi: meno dolori mestruali, emorragie e infezioni, un effetto preventivo sull'osteoporosi e un'azione terapeutica contro ciclo irregolare, acne, peluria, endometriosi e gravidanze extra-uterine. Paola Mariano Il Pensiero Scientifico Editore |