Allarme obesità per i bimbi italiani, tra i più grassi d'Europa
| Per affrontare questa emergenza, affermano gli esperti, è necessario un approccio su più fronti, in quest'ottica, ha preso il via il corso di Formazione professionale rivolto ai medici per il trattamento multidisciplinare dell'obesità, promosso dall'Istituto Neurotraumatologico Italiano (Ini). Il corso, con la partecipazione di medici, dietisti e psicologi, è stato organizzato dall'Ancei con il patrocinio dell'Assessorato alla Formazione professionale della Regione Lazio. Un progetto mirato, dunque, per far fronte ad un problema crescente. In base alle statistiche, infatti, tra i bambini italiani il 36 per cento è in sovrappeso, contro il 27 per cento di quelli spagnoli, il 20 per cento degli inglesi, il 19 per cento dei francesi e il 14 per cento dei tedeschi. Il 10-12 per cento dei bambini è invece obeso, con percentuali inferiori al 10 per cento prima dei 9 anni e percentuali più elevate tra i 9 e i 13 anni. Come per gli adulti, l'incidenza è maggiore tra i maschi che tra le femmine e soprattutto il fenomeno colpisce le regioni del Sud. Il dilagare dell'obesità è tanto più allarmante se si pensa che un bambino obeso su tre sviluppa altre patologie, come ipertensione, aumento dei trigliceridi nel sangue, bassi valori di colesterolo HDL, diabete. Questi bambini, se non riportati in una condizione di peso-norma, sono destinati a divenire adulti a rischio di patologie cardiovascolari. E la questione è anche economica: i costi sanitari legati all'obesità ammontano nel nostro Paese a 22,8 miliardi di euro, il 6-7 per cento della spesa totale (in Usa il 12 per cento). Il 65 per cento della cifra riguarda le spese ospedaliere. Sono elevati anche i costi sociali: il 75,5 per cento degli italiani affetti da obesità abbandona l'attività lavorativa, il 7,2 per cento la diminuisce, il 12,5 per cento è costretto a modificare il tipo di attività svolto. Complessivamente, in Italia ci sono circa 4 milioni di persone adulte obese (e 16 milioni in sovrappeso), con un incremento di circa il 25 per cento rispetto al 1994. Il problema, sottolineano gli esperti, è maggiormente diffuso tra gli uomini che tra le donne: il 9,2 per cento dei maschi è obeso e il 42,4 per cento è in sovrappeso, contro, rispettivamente, l'8,8 per cento e il 26 per cento delle femmine, e la quota degli obesi cresce all'aumento dell'età. Cosa fare dunque? In attesa che vengano messi in commercio farmaci in grado di produrre un aumento del dispendio energetico, l'approccio terapeutico al sovrappeso corporeo e all'obesità, hanno rilevato gli esperti, deve necessariamente essere quanto più possibile globale e multidisciplinare e mirare a rimuovere i fattori ambientali che hanno determinato il manifestarsi del quadro clinico. Al contrario, denunciano, "il mercato del dimagrimento offre una miriade di scelte terapeutiche a volte assai fantasiose e il più delle volte non supportate da minima evidenza scientifica, che rappresentano spesso una frode e in alcuni casi espongono chi le segue a rischi anche gravi per la salute". Un tale quadro epidemiologico, concludono i promotori dell'iniziativa, impone perciò la formazione di un pool di medici specializzati nella rilevazione dei dati, nella identificazione delle problematiche e nel loro trattamento. Paola Mariano Il Pensiero Scientifico Editore |