Omeopatia

La grande differenza tra la medicina classica e l'omeopatia (dal greco homoios, simile, e pathos, malattia) sta proprio nella sua definizione, coniata nella prima metà del XIX secolo dallo stesso fondatore, il medico tedesco Samuel Hahnemann. Alla base della medicina omeopatica sta infatti la legge di similitudine, similia similibus curentur, concetto già espresso da Ippocrate molti secoli prima e da Paracelso, ma sperimentato direttamente da Hahnemann.Secondo questo principio, una sostanza assunta a dosi ponderali può provocare in un individuo sano sintomi e segni patologici, mentre la stessa sostanza somministrata in dosi infinitesimali, può guarire una persona malata con gli stessi sintomi.
L'omeopatia è l'applicazione clinica di questa legge che stabilisce un parallelismo di azione tra il potere tossicologico e il potere terapeutico di una sostanza, ovvero un veleno come il mercurio se assunto in forma omeopatica può diventare un rimedio benefico.
Curare significa per il medico omeopata confrontare i sintomi riferiti dal soggetto malato con i sintomi indotti dalle sostanze sperimentate e somministrare al paziente quel rimedio che nel soggetto sano provoca una sindrome simile.


Come nasce l'omeopatia?
Samuel Hahnemann, fondatore dell'omeopatia, si laureò in medicina a Lipsia nel 1779, ma insoddisfatto dei risultati che otteneva con i suoi pazienti, si dedicò all'attività di traduttore, finché un giorno, mentre leggeva un capitolo della Materia medica dello scozzese Cullen, dedicato alla corteccia dell'albero di China, da cui si estraeva una sostanza, la chinina, usata come febbrifugo soprattutto nella cura della malaria, intuì il significato della legge di similitudine. Cullen descriveva gli operai addetti alla lavorazione della China che si ammalavano di febbri intermittenti, con sintomi simili alla malaria, Hahnemann pensò che la China stessa avrebbe potuto curare quei sintomi, cominciò dunque una serie di studi e di sperimentazioni su se stesso e su gruppi di volontari sani della China e di vari rimedi, formulò la dottrina omeopatica nelle sue opere fondamentali, riprendendo l'esercizio della professione medica con successo.
Nel 1810 Hahnemann pubblicò Organon. Dell'arte di guarire, opera che contiene i principi basilari dell'omeopatia e la descrizione degli effetti di un centinaio di rimedi. Seguì nel 1821 la pubblicazione in sei volumi della Materia medica pura, in cui vengono descritte in ordine alfabetico le patogenesi (l'insieme dei sintomi provocati in via sperimentale dalla somministrazione in dosi ponderali di una sostanza in un individuo sano) dei singoli rimedi.

Il rimedio omeopatico
Hahnemann elaborò un metodo di preparazione dei rimedi omeopatici basato sulla diluizione, in cui il materiale di partenza in tintura madre (ottenuta macerando in alcool sostanze provenienti dal regno vegetale, animale e minerale), veniva diluito in flaconi separati, con operazioni successive. Le diluizioni hahnemanniane di più frequente utilizzo sono:

  • in rapporto di 1:10 è la diluizione decimale, indicata dalla sigla DH;
  • in rapporto di 1:100 è la diluizione centesimale o CH;
  • la 50 millesimale, indicata dalla lettera LM o 50 M, in cui la prima diluizione è di 1:50.000, elaborata da Hahnemann nell'ultima edizione dell'Organon.
Per ogni diluizione Hahnemann eseguiva almeno 100 succussioni ossia dinamizzazioni: agitava ripetutamente il composto ottenuto perché riteneva che così potesse liberare al meglio la sua essenza.
Al di là della 12 CH non si possono più evidenziare molecole della sostanza di base nella diluizione. Questo è uno degli argomenti principali dei detrattori dell'omeopatia, il fatto che secondo la fisica classica della sostanza originaria dopo questi processi non resti alcuna traccia. Cosa rimane allora? Si parla molto di effetto placebo, ma anche quando l'omeopatia funziona, come nel caso degli animali o dei bambini, il non saper spiegare perché la rende ancora avvolta da un'aura di ciarlataneria. Le principali difficoltà della ricerca in omeopatia sono dovute essenzialmente alla personalizzazione della prescrizione, alla prescrizione di medicinali diversi per una stessa patologia o di uno stesso medicinale per patologie diverse. Esistono e sono consultabili anche sui principali siti internet diversi studi che rispettano criteri scientifici e che dimostrano i suoi effetti e i suoi limiti.

Le medicine omeopatiche
Le preparazioni farmaceutiche dei medicinali omeopatici si trovano essenzialmente in forma di granuli e globuli, sferule di saccarosio e lattosio (impregnate con la tintura madre dei singoli rimedi) con una massa rispettivamente di 50 mg e 5 mg.
I primi si trovano in tubi di circa 80 granuli, i globuli sono invece in un tubo-dose che ne contiene circa 200, ci sono anche le gocce, preparate in alcool a 30° e gli sciroppi.
La scelta della diluizione varia in relazione a diversi fattori, quanto più simile è il quadro clinico del paziente e l'insieme delle caratteristiche del rimedio omeopatico, tanto più elevata sarà la diluizione (ad esempio la 30 CH), mentre la frequenza e la durata del trattamento dipenderanno dal tipo di malattia (acuta o cronica) e dalla reattività del paziente.
I rimedi vanno sciolti sotto la lingua, lontano dai pasti e non devono essere toccati con le mani.
Esistono tre tecniche di prescrizione: unicista, pluralista e complessista. La prima consiste nella prescrizione di un solo medicinale omeopatico, il simillimum, quel rimedio talmente simile alla persona da rappresentare una terapia esclusiva, anche a prescindere dal sintomo, generalmente dato in alta diluizione e per lungo tempo. Fondamentali per questo approccio furono gli studi di James T. Kent e i suoi repertori, che elencano per ogni sintomo tutti i rimedi.
La tecnica pluralista è la più utilizzata e prevede due o più rimedi, usati contemporaneamente o alternati secondo una successione prestabilita. La tecnica complessista si è sviluppata soprattutto in Germania, non applica la legge di similitudine ma si basa su più medicinali inclusi nello stesso preparato, in genere a bassa diluizione e sulla loro azione sinergica.

Costituzioni omeopatiche
La malattia per l'omeopata è il risultato dell'interazione tra una causa scatenante - che può essere di origine ambientale, chimica, psichica o fisica - il corredo genetico e la capacità reattiva dell'individuo.
Già Hahnemann nell'Organon spiegava: "Quelle che noi chiamiamo malattie sono in realtà manifestazioni delle perturbazioni del principio vitale, che tenta di spingere l'organismo alla guarigione".
Componenti fondamentali della diagnosi omeopatica sono lo stato d'animo del paziente, che costituisce uno dei sintomi più importanti che va sempre rilevato, e il "terreno", ovvero le caratteristiche generali definite dalla "costituzione" di appartenenza e dalla "diatesi".
La costituzione è l'insieme dei caratteri psicofisici di un soggetto, mentre per diatesi si intende la predisposizione di un certo organismo a contrarre certe malattie. Le due classi sono correlate perché ogni costituzione tende preferibilmente ad una certa diatesi, anche se è molto difficile trovare individui che appartengano del tutto ad una sola costituzione.
L'individuazione delle costituzioni risale ai tempi di Ippocrate, quando si distingueva tra quattro tipologie di soggetti corrispondenti ai quattro umori del corpo, teoria che dominò incontrastata fino alla metà dell'Ottocento: il Melanconico, che si riteneva caratterizzato da un eccesso di bile nera, il Collerico da un eccesso di bile gialla, il Flemmatico da eccesso di flegma, il Sanguigno da eccesso di sangue.
In omeopatia si riconoscono quattro costituzioni principali che traggono il loro nome dal rimedio caratteristico più simile al soggetto: Sulfurica (dal Sulfur), Carbonica (dalla Calcarea carbonica), Fosforica (dalla Calcarea fosforica), Fluorica (dalla Calcarea fluorica).
Una breve descrizione delle costituzioni da un punto di vista fisico, psichico e patologico, aiuterà a capire meglio le tipologie omeopatiche, tenendo conto però che esistono per ognuna vari biotipi e che anche le costituzioni si sono evolute nel tempo.

Carbonica
La Calcarea carbonica si ricava dal guscio sminuzzato delle ostriche, è una costituzione tipica dell'età pediatrica e adolescenziale. Il Carbonico è di statura media, brevilineo, tende all'obesità flaccida, la sua cute è fredda e pallida, l'aspetto è stanco, i gesti lenti e goffi, i suoi muscoli atonici. Il viso è rotondo ed il collo è largo e corto. La mano è quadrata, come i denti e le unghie.
Il Carbonico è un tipo calmo, sedentario, apatico e molto pigro, è razionale, pauroso, disciplinato e responsabile.
È spesso ipotiroideo, ovvero la sua tiroide funziona in modo insufficiente, con conseguente riduzione degli ormoni tiroidei in circolo che provoca un rallentamento di tutte le funzioni organiche, con tendenza all'obesità e alla facile stancabilità, può soffrire di una degenerazione dei tessuti vascolari, di artrosi e varici, malattie metaboliche, reumatismi e ipertensione.

Sulfurica
Prende il nome dal metalloide zolfo che catalizza reazioni biochimiche fondamentali dell'organismo, soprattutto nei processi di detossicazione, è un rimedio di modulazione che accelera o rallenta il metabolismo.
Nella costituzione sulfurica si distinguono due sottotipi: il sulfurico grasso e il sulfurico magro.
In genere di media statura è robusto, aggressivo e sempre attivo. Il suo colorito è rosso, la cute è calda ed il viso è di forma quadrata.
È impulsivo, combattivo e passionale, ipercritico, nervoso.
È un soggetto cronicamente intossicato che elimina attraverso le mucose: respiratorie, digestive, genito-urinarie, oculari. Soffre spesso di sintomi alternanti e recidivanti: prurito, secrezioni, bruciori, cefalee e nevralgie.
Il suo metabolismo tende ad alterarsi (diabete, gotta, calcolosi epatica e renale, obesità).

Fosforica
Il fosfato di calcio è presente in tutti i tessuti organici e in questo soggetto i problemi sono legati al metabolismo di questi due minerali.
Si presenta magro e alto con un aspetto elegante, la sua pelle è chiara e pallida ed il viso triangolare ed allungato. Il torace è esile ed i suoi arti sono lunghi e sottili. L'angolo braccio-avambraccio è tendenzialmente in linea. Sono bambini magrolini, con appetito alterno, insonnia e umore variabile.
Il Fosforico si esaurisce facilmente e la sua vita interiore domina su quella di relazione. È spesso ipoteso e molto freddoloso. Ha un'intelligenza brillante ma è anche insoddisfatto e scontento.
È sempre malaticcio ma di rado soffre di gravi malattie, piuttosto di dimagrimento, anemia e di una demineralizzazione progressiva. Lo sviluppo degli organi che hanno funzione di sostegno e di movimento è insufficiente e quindi i suoi muscoli sono molto deboli, i legamenti tendono ad allentarsi, le ossa tendono ad assumere curvature viziate. Ne possono derivare: scoliosi, cifosi, piedi piatti, petto scavato, prolassi e lassità dei legamenti.
Predisposizioni morbose: rinofaringiti, bronchiti, diarree, cefalee, pertosse, cistiti recidivanti, squilibri immunitari fino all'autoimmunità.

Fluorica
Il fluoruro di calcio è il rimedio della costituzione fluorica, che non è considerata una costituzione normale ma una deviazione patologica della costituzione fosforica.
È un soggetto dall'aspetto asimmetrico, dai legamenti molto lassi, con muscoli poco tonici e dentizione irregolare. Le dita della mano sono flessuose ma anch'esse asimmetriche.
È un tipo instabile e indeciso ma dotato di un'intelligenza intuitiva.
Può soffrire di scoliosi, cifosi, malattie ulceranti (ad esempio rettocolite ulcerosa). ipercalcificazioni, osteoporosi, prolassi, ernie, varici, emorroidi.

Le diatesi omeopatiche
Hahnemann definì le diatesi "miasmi" quando nel 1828 pubblicò l'opera sul trattamento delle malattie croniche in cui le spiegò per la prima volta, definendole come le vere responsabili delle ricadute delle malattie durante la cura omeopatica. Per diatesi si intende la predisposizione di un certo organismo a contrarre certe malattie. Sono caratterizzate da segni peculiari: la psorica (dalla psora, termine che in greco indicava la scabbia), la sicotica (dal greco sycon, fico, nome di una dermatosi genitale), la luesinica (dalla lue, ovvero la sifilide). Nebel e Vannier aggiunsero in seguito anche la tubercolinica.
Di ogni diatesi viene fatto un quadro preciso che si basa sulla genesi delle patologie, sulle caratteristiche di esse e sui rimedi omeopatici di reazione.
Ogni costituzione tenderà preferibilmente ad una certa diatesi: la Carbonica sarà più della diatesi Sicotica, quella Sulfurica della Psorica, quella Fosforica della Tubercolinica, quella Fluorica della Luesinica.

Sicotica
È il miasma che Hahnemann collegò alla blenorragia e alla crescita di vegetazioni verrucose sui genitali esterni, la cui asportazione provocherebbe una malattia cronica caratterizzata da: neoformazioni cutanee, mucose, catarro cronico, ritenzione idrica, il tutto aggravato dall'umidità. A livello psichico il soggetto soffre di paure immotivate, fissazioni, fobie.

Psorica
Il miasma psorico provocherebbe manifestazioni periodiche e alternanti soprattutto a livello cutaneo, pruriginose, con tendenza alla parassitosi, a convalescenze lunghe e ad aggravamenti delle patologie in senso centripeto, ovvero verso l'interno, con riduzione della reattività. A livello psichico tende alla depressione.

Luesinica
Il miasma sifilitico si ammala soprattutto nel tessuto connettivo e osseo, con irritazioni, ulcerazioni, sclerosi, distrofie e dismorfismi, come l'artrite reumatoide. A livello psichico tende ad essere angosciato, ribelle, tormentato.

Tubercolinica
Deriva dal miasma psorico con cui ha in comune la grande variabilità morbosa e comportamentale. Il soggetto tubercolinico dimagrisce con facilità, è freddoloso, è predisposto alle malattie da raffreddamento e alla demineralizzazione. Presenta una notevole instabilità emotiva e la tendenza alla malinconia e all'alternanza di euforia e depressione (ciclotimia).