Menopausa

Con il termine menopausa generalmente si indica quel periodo della vita di ogni donna caratterizzato da importanti cambiamenti della funzione ormonale femminile che determinano la scomparsa del ciclo mestruale. Nella donna le ovaie iniziano la produzione di ovuli con l'arrivo della prima mestruazione, un'attività che si interrompe spontaneamente tra i 45 e i 55 anni, l'età media in cui si colloca la menopausa. Dal punto di vista strettamente medico, la menopausa è l'ultima mestruazione ed è solo una delle fasi del climaterio, cioè il periodo tra l'età riproduttiva e la senescenza. La menopausa, soprattutto nei paesi occidentali industrializzati è accompagnata spesso da disturbi e malesseri. I sintomi più frequenti sono: vampate di calore, sudorazione notturna e insonnia, che in genere compaiono prima della menopausa e tendono a scomparire dopo 2-3 anni,palpitazioni a riposo,disturbi dell' umore,secchezza vaginale. Questi disturbi sono dovuti alla carenza di estrogeni, una condizione che altera i sistemi di termoregolazione (vampate e sudorazioni) e induce modificazioni del ritmo del sonno (insonnia). Stress, alcool, tè e caffè possono aumentarne l'intensità. In menopausa, poi, aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e diminuisce la densità ossea, con maggior rischio di fratture e osteoporosi.

Sono in menopausa?

Il termine menopausa deriva dal greco men (mese) e pausis (fine) e indica quindi, per definizione, l'ultima mestruazione della donna. Clinicamente, però, la menopusa fa parte di un periodo più lungo, chiamato climaterio, che inizia alcuni anni prima della fine del ciclo mestruale (naturalmente questo periodo è variabile da donna a donna), è caratterizzato da cambiamenti dell'attività delle ovaie (quindi le prime irregolarità mestruali), e si conclude alcuni anni dopo la menopausa. Quindi, la scomparsa delle mestruazioni è soltanto una dei segni più evidenti della menopausa, ma non certo il mutamento più importante che avviene nel corpo della donna. Tutto parte dall'interruzione dell'attività ovarica e quindi della fertilità. Il progressivo esaurirsi della produzione di ormoni femminili altera un equilibrio che ha accompagnato la donna per tutta l'età fertile: provoca disturbi e malesseri e attenua, fino ad annullarlo, quel "privilegio biologico" (nei confronti del maschio) che l'aveva protetta da molte malattie, per esempio quelle cardiovascolari. Gli estrogeni e il progesterone influiscono infatti su tutto l'organismo e su numerosi processi vitali: il cervello, il cuore, la pelle, il sistema nervoso, le ossa, gli organi genitali, il metabolismo dei grassi, la vita delle ossa.

L'età media della menopausa è compresa tra i 45 e i 55 anni: per la donna europea la media è di circa 50 anni.
Grazie al progresso medico e al miglioramento delle condizioni economiche e sociali c'è stato da un lato la diminuzione della mortalità e dall'altro l'allungamento della durata della vita media, tanto che la donna, passata negli ultimi 60 anni da una vita media intorno ai 56 anni fino agli 80 e oltre attuali (dati ISTAT, 1996), trascorre un terzo della sua vita in menopausa.

Menopausa precoce
Si parla di menopausa precoce quando la menopausa si verifica prima dei 40 anni, condizione che interessa circa l'1 per cento delle donne. Spesso la condizione di presunta menopausa precoce non ha carattere definitivo ma può essere inquadrata nella cosiddetta "sindrome dell'ovaio resistente", ossia un "blocco" dell'attività ovarica che può essere transitorio con riprese spontanee o parzialmente indotte da un appropriato trattamento farmacologico.

La menopausa precoce è invece una condizione definitiva e talvolta è dovuta alla presenza di fattori genetici (anomalie del cromosoma X che caratterizzano la cosiddetta "sindrome dell'X fragile"). Nella maggior parte dei casi comunque tali condizioni si caratterizzano come idiopatiche, ossia senza cause ben precisate ed individuabili.
È importante, quindi, in presenza di una cessazione prematura delle mestruazioni, sottoporsi a una visita medica completa ed eseguire gli esami del sangue per controllare i livelli di FSH (uno dei due ormoni prodotto dall'ipofisi che provvede alla stimolazione delle ghiandole sessuali): lo scopo è di differenziare per quanto possibile la "sindrome dell'ovaio resistente" dalla menopausa precoce ed intraprendere quindi il più precocemente possibile il trattamento più adeguato.


Disturbi più frequenti

L'impatto della menopausa sulla salute della donna è variabile e attraversa lo sfondo culturale e socio-economico della società in cui si vive, le caratteristiche individuali e le abitudini di vita. I disturbi legati alla menopausa hanno un andamento diverso a seconda di quale periodo della menopausa si sta vivendo. Ma vediamoli nel dettaglio. I sintomi acuti comprendono i caratteristici disturbi della sindrome menopausale, alcuni dei quali estremamente specifici: i disturbi neurodegenerativi, le cosiddette "vampate", accompagnate da sudorazione e tachicardia e, a volte, da sensazione di debolezza, vertigini e nausea. Il 70-75 per cento delle donne ha le vampate, che di solito iniziano con la menopausa, ma, insieme ai sintomi psicologici, a volte si presentano anche negli anni che precedono la menopausa: in circa il 25 per cento delle donne persistono per più di 2 anni. La frequenza è variabile (da 20 al giorno a 2-3).

Altri sintomi della menopausa sono i disturbi psicologici: ansia, irritabilità, modificazione dell'umore, insonnia, disturbi della sessualità (per esempio diminuzione del desiderio sessuale). Di fronte a questi problemi è bene ricostruire con attenzione la storia del paziente, perché, anche se è vero che questi sintomi si possono manifestare con la mancanza degli estrogeni, è anche dimostrato che la menopausa di per sé non causa depressione e che eventuali disturbi affettivi possono essere motivati da stress familiare, lavorativo o ambientale, più frequenti in questa fascia d'età.

Le modificazioni della sessualità sono poi più influenzate dall'età e dai fattori psicologico-culturali e relazionali della coppia, che non dalle variabili ormonali.

Tuttavia, la menopausa comporta alcuni disturbi caratteristici che interferiscono in modo significativo con la gratificazione del rapporto: la distrofia della vagina e della vulva (dovuta alla carenza di estrogeni) causa l'assottigliamento della mucosa vaginale, la riduzione dell'elasticità, la scarsa lubrificazione e rende quindi il rapporto doloroso.

 

Il dolore che compare durante il rapporto sessuale è denominato "dispaurenia".


Anche la mucosa dell'uretra e della vescica va incontro a processi di indebolimento che si manifestano in:

  • una maggiore sensibilità agli agenti infettivi (cistiti)
  • disturbi della minzione

 

Questi sintomi si instaurano progressivamente e la maggior parte delle donne entro 5-8 anni dalla menopausa manifesta almeno un problema del tratto urogenitale. L'incontinenza urinaria, che rappresenta uno dei problemi più importanti della donna in età avanzata, non è chiaramente legata alla menopausa, ma più specificatamente all'invecchiamento.
La cute è un altro tessuto interessato dalla riduzione del collagene (che nei primi 5 anni dopo la menopausa diminuisce di circa il 30 per cento), che causa: assottigliamento e aumento della secchezza della pelle, riduzione dell'elasticità, diradarsi dei peli e diminuzione delle funzioni ghiandolari.


Le malattie più importanti

Le malattie più importanti, la cui causa è collegata alla menopausa, sono quelle che si manifestano a lungo termine e che sono la causa principale di complicazioni nella donna. Le malattie in questione sono quelle cardiovascolari (infarto del miocardio), le complicazioni dell'osteoporosi menopausale (frattura del radio, delle vertebre e del femore) e la malattia degenerativa cerebrale, come la malattia di Alzheimer.
 

 

Malattia cardiovascolare
Si tratta della più frequente causa di morte nei paesi occidentali: il sesso maschile è più colpito rispetto al sesso femminile, almeno prima della menopausa. È probabile che questa differenza sia imputabile alla presenza degli estrogeni: infatti, con la cessazione dell'attività ovarica, la frequenza della malattia cardiovascolare, in particolare dell'infarto del miocardio, aumenta. Circa il 36 per cento delle donne di età compresa tra i 55 e i 64 anni va incontro a una limitazione della propria attività fisica a causa di una coronaropatia e, inoltre, nella donna, la diagnosi di infarto è più difficile rispetto a quella dell'uomo con conseguenze negative sul trattamento.
A causa della carenza di estrogeni dopo la menopausa si può incorrere in alcuni fattori di rischio, per esempio: aumento del colesterolo totale e di quello "cattivo" (LDL) e diminuzione del colesterolo "buono", peggioramento della funzione vascolare, aumento della pressione arteriosa, alterazione del metabolismo degli zuccheri. Con il trattamento ormonale (terapia ormonale sostitutiva) i rischi di avere un infarto del miocardio si dimezzano. Inoltre, l'effetto della terapia è significativo non solo sulla donna sana, ma anche sulla donna ad alto rischio per la presenza di alcune malattie (per esempio obesità, diabete, ipertensione) o perché ha già presentato una malattia cardiaca.

Osteoporosi
Si tratta di una malattia sistemica caratterizzata dalla ridotta massa ossea e da alterazioni della microarchitettura scheletrica con conseguente aumento di fragilità e suscettibilità alle fratture. La donna è più predisposta alle fratture rispetto all'uomo e la principale causa è il basso numero di estrogeni durante la menopausa. La prevenzione dell'osteoporosi è considerata il miglior modo per ridurre il rischio di fratture e la terapia ormonale sostitutiva è il principale strumento preventivo della donna in menopausa, perché è in grado di bloccare la perdita di calcio. Da qui il mantenimento della densità ossea e la riduzione del rischio di fratture.
 

Una della più diffuse malattie infiammatorie dell'anziano è la polimialgia reumatica (PMR).

 

Malattia di Alzheimer 
Un'altra malattia importante, che secondo alcuni studi è legata alla menopausa e alla produzione degli estrogeni, è la demenza senile e in particolare la malattia di Alzheimer. Dopo i 65 anni la prevalenza di questa malattia aumenta e in età più avanzata (85 anni) la metà delle donne ne è affetta. Alcuni dati sperimentali hanno indicato un ruolo protettivo della presenza degli estrogeni nei confronti dei processi neurodegenerativi cerebrali e si è dimostrato che le donne che usano la terapia ormonale sostitutiva hanno meno rischi di demenza rispetto alle donne che non l'hanno mai usata. Si è altresì dimostrato l'effetto positivo della somministrazione di estrogeni su alcune funzioni cerebrali, per esempio l'attenzione, la concentrazione e la memoria.


Lo stile di vita

Lo stile di vita è influenzato dal sesso, dall'età anagrafica, dallo sfondo culturale in cui si vive e dal livello di educazione, nonché dalle condizioni socio-economiche, familiari e lavorative. In menopausa, le caratteristiche dello stile di vita, da un lato, possono condizionare il profilo clinico con cui si presenta, dall'altro, si associano agli effetti della cessazione dell'attività ovarica a breve, medio e lungo termine, modificando il rischio di alcune malattie e la qualità di vita in generale.

È quindi importante che la donna riceva dal medico a cui si rivolge informazioni che vanno in due direzioni:

  • possibile trattamento farmacologico e prevenzione dei disturbi della menopausa
  • comportamenti consigliabili per uno stile di vita "sano".

 

Alcune abitudini di vita rappresentano, infatti, fattori di rischio a tutti gli effetti. Intervenire su questi, quindi, rappresenta un intervento di prevenzione della malattia e di miglioramento della qualità dell'invecchiamento.

Fumo
L'abitudine al fumo è in stretta relazione con la menopausa perché correlata al basso numero di estrogeni ed agisce come elemento negativo su funzioni che venivano un tempo protette dagli estrogeni. Inoltre le donne forti fumatrici (più di un pacchetto di sigarette al giorno) presentano, più spesso delle non fumatrici, cicli irregolari nella quarta e quinta decade di vita (40-60 anni) e vanno incontro ad una menopausa precoce. Le ex-fumatrici di solito vanno in menopausa ad un'età intermediata tra le fumatrici e le non fumatrici.

Il fumo ha conseguenze sulla funzione ovarica e sulle malattie legate agli estrogeni stessi, per esempio l'osteoporosi menopausale. Spesso poi le donne fumatrici in menopausa sono sottopeso e questa condizione è collegata ad una bassa massa ossea e a un aumentato rischio di frattura. Da non trascurare è poi l'impatto del fumo sulla mortalità: negli anni '90 dei 300.000 decessi attribuibili al fumo tra le donne dei paesi industrializzati, il 21 per cento era dovuto a tumore del polmone, il 41 per cento a malattie cardiovascolari e il 18 per cento a malattia respiratoria ostruttiva.

Alimentazione
Le modifiche del peso si verificano di solito nel periodo premenopausale: in questa fase si verificano già le prime variazioni della funzione ovarica con irregolarità del ciclo mestruale e aumentata frequenza di malattie endocrine (per esempio della tiroide) e metaboliche legate all'età. La premenopausa è poi caratterizzata dalla presenza, a volte precoce, dei disturbi menopausali, soprattutto le vampate e i sintomi psicologici. L'insieme di tutti questi fattori può favorire l'aumento di peso, un aumento che si verifica soprattutto dopo i 40 anni.

Inoltre l'avvento della menopausa è correlato ad una ridistribuzione del grasso corporeo: si passa da un aumento di grasso sui fianchi a un aumento di grasso addominale. Questa "ridistribuzione" del grasso corporeo è legata a un aumento di rischio per la malattia cardiovascolare, oltre agli altri ben noti fattori di rischio (obesità, ipertensione, ecc.). La riduzione del peso corporeo, associata ad altri cambiamenti dello stile di vita (esercizio fisico) modifica favorevolmente il profilo lipidico. I fattori dietetici sono in grado di influenzare la frequenza di molte malattie che colpiscono in particolare la donna in menopausa: alcuni tumori (mammella, endometrio, colon), la malattia cardiovascolare e l'osteoporosi. Ecco i consigli per un regime dietetico ottimale in menopausa:

  • aumentare e privilegiare il consumo di frutta e verdura, legumi e cereali integrali
  • mangiare cibi freschi, di stagione, integrali e non raffinati
  • mangiare cibi senza conservanti, coloranti e additivi
  • variare l'alimentazione
  • mangiare poca carne rossa e di maiale, ma privilegiare il pollame e il pesce
  • pochi latticini e formaggi (preferire comunque quelli magri)
  • bere molta acqua, succhi di frutta, tisane
  • usare solo olio extra vergine e olio di semi
  • eliminare i fritti.

 

Inoltre è bene limitare il caffè (preferire il tè), lo zucchero raffinato (meglio quello di canna), il sale, l'alcool, le bevande gassate, i dolcificanti, il cacao e la cioccolata, le uova, i cibi troppo speziati.

Esercizio fisico

L'esercizio fisico ha un effetto positivo sul benessere generale della donna in menopausa: riduce il rischio di osteoporosi e di malattie cardiovascolari e ha un effetto benefico sull'umore, migliorando la qualità di vita della donna. Inoltre, è in grado di modificare il ciclo di rimodellamento osseo stimolando le cellule ossee a differenziarsi e a crescere, mentre la sedentarietà si associa a una ridotta massa ossea e quindi a un aumentato rischio di frattura.

Dopo la menopausa l'esercizio fisico è in grado di prevenire l'aumento della demineralizzazione ossea, con effetti differenti a seconda della persona e del suo grado di allenamento. Altri benefici sono: il mantenimento della massa muscolare, il miglioramento dell'equilibrio e della stabilità, dei tempi di reazione e di movimento (tutti fattori importanti nel prevenire le cadute e nel ridurre, quindi, il rischio di fratture).


Esami consigliati

Quali esami è consigliato eseguire in menopausa? Di solito il ginecologo raccoglie la storia clinica della donna (anamnesi) in modo accurato. Poi procede con gli esami obiettivi, ossia la visita ginecologica (un esame comunque di routine per la donna), la palpazione tiroidea (spesso questa ghiandola presenta delle disfunzioni in coincidenza con la menopausa) e la palpazione addominale. La misurazione della pressione arteriosa è molto importante perché le alterazioni bio-chimiche, emotive e vascolari, associate alla menopausa, si traducono spesso in un'ipertensione che va diagnosticata e trattata. Agli esami del sangue, eseguiti soprattutto per misurare i livelli nel sangue dell'estradiolo e delle gonadotropine (in menopausa, il primo si abbassa mentre i secondi si alzano), seguono gli esami ormonali, che sono a discrezione del ginecologo, a seconda della "fase" climaterica in cui la donna si trova. Oltre al pap-test (esame anch'esso di routine), il ginecologo potrà richiedere la colposcopia, che permette di valutare il collo dell'utero con opportune colorazioni e lenti di ingrandimento.

C'è poi l'esame dell'endometrio, attraverso il quale si prelevano le cellule dall'interno dell'utero, per diagnosticare eventuali situazioni di rischio (iperplasie) o, addirittura, tumori allo stadio iniziale. Il prelievo non richiede anestesia, è poco doloroso, e può essere eseguito in ambulatorio in un paio di minuti. È opportuno eseguire questo esame quando ci si trova di fronte a sanguinamenti irregolari, sia durante il climaterio, sia in menopausa, sia durante la terapia sostitutiva (mestruazioni abbondanti o prolungate, perdite di sangue al di fuori del ciclo, perdite di sangue in menopausa).

 

Un altro esame di solito richiesto è l'ecografia transvaginale, che si esegue con una sonda introdotta in vagina ed è utile per monitorare l'apparato genitale interno, in particolare l'endometrio e le ovaie. Non è assolutamente dolorosa e da la possibilità di misurare lo spessore dell'endometrio, che durante la menopausa dovrebbe essere sottile (inferiore a 5 mm). Con questo esame si è in grado di diagnosticare un tumore dell'ovaio in stadio molto precoce.

La mammografia è un esame radiologico molto sensibile che permette di individuare tumori della mammella in fase precocissima, quando sono ancora estremamente piccoli e molto tempo prima che possano essere percepibili alla palpazione. È un esame semplice che non richiede preparazione: con le apparecchiature attualmente disponibili l'esposizione ai raggi X è molto bassa e non si corre più il rischio di andare incontro ad un'eccessiva dose di radiazioni, neanche per esami ripetuti ogni anno.

La mineralometria ossea computerizzata, ossia la MOC, è utile per riconoscere una predisposizione all'osteoporosi o l'osteoporosi in atto. Si tratta di un esame radiologico che valuta la quantità di calcio nell'osso. Si può eseguire con varie metodiche e in varie sedi del corpo (polso, vertebre, anca).

Infine l'esame urodinamico, ossia lo studio dell'apparato urinario basso, di solito prescritto a discrezione del ginecologo, se la donna soffre di incontinenza (da stress, da urgenza o mista).


Gli inestetismi della pelle

Oltre ai sintomi più frequenti (per esempio vampate di calore e sudorazione notturna) e ai cambiamenti metabolici che possono portare a un maggior rischio di osteoporosi e di malattie cardiovascolari, in menopausa si verificano alterazioni cutanee e della distribuzione pilifera. Il basso numero di estrogeni, infatti, agisce anche sulla cute e la distribuzione dei peli. La cute comprende lo strato esterno di cellule dell'epidermide e il derma, che, tra i vari componenti, contiene follicoli piliferi, ghiandole sebacee, piccoli vasi sanguigni e una proteina chiamata collagene. Le fibre di collagene conferiscono spessore ed elasticità. La carenza di estrogeni porta all'atrofia dell'epidermide e alla perdita di collagene, con conseguente assottigliamento e minore elasticità della cute che svilupperà più facilmente le rughe. In particolare, senza estrogeni si riduce del 38 per cento la secrezione delle ghiandole sebacee. Per questo, le donne in pre-menopausa spesso lamentano secchezza e desquamazione della cute e sono più soggette alle ferite, avendo un derma non idratato e un supporto adiposo sottostante di ridotte dimensioni. Di conseguenza, per curare a fondo la secchezza della cute in post-menopausa non basta idratare dall'esterno con creme, ma è essenziale "nutrirla" dall'interno con le appropriate cure di estrogeni, le uniche in grado di ristabilirne l'equilibrio ottimale.

I cambiamenti della distribuzione pilifera si manifestano sia come aumento sia come riduzione della crescita dei peli, a seconda dei distretti anatomici. Può verificarsi un aumento della peluria sopra il labbro superiore o sul mento e una rarefazione o perdita parziale dei peli pubici e ascellari e dei capelli. Questi cambiamenti sono da attribuire alla mancanza degli estrogeni e all'effetto virilizzante degli ormoni maschili (androgeni), la cui produzione può aumentare dopo la menopausa soprattutto nelle donne che abbiano sofferto di ovaio policistico. In tali soggetti l'ovaio produce più androgeni in risposta all'aumento dell'LH (uno dei due ormoni prodotto dall'ipofisi che provvede alla stimolazione delle ghiandole sessuali) in post-menopausa. L'azione degli androgeni è resa più evidente dalla carenza contemporanea degli estrogeni.


Problemi urologici

La menopausa comporta una serie di adattamenti a carico dei principali organi ed apparati dell'organismo femminile. I suoi effetti sono soprattutto evidenti a carico dell'apparato genitale, della pelle e delle ghiandole mammarie; sono coinvolti anche le ossa e i muscoli, il cuore, le arterie e le vene, il cervello e il midollo spinale, la vescica e l'uretra. Anche se è noto che alcune alterazioni della vescica e dell'uretra sono legate alla menopausa, ossia si manifestano quasi esclusivamente solo dopo la menopausa, non è stato ancora provato che tali manifestazioni riconoscano come unica causa la carenza di estrogeni anche se spesso la terapia con estrogeni (terapia ormonale sostitutiva) contribuisce in modo determinante alla risoluzione del quadro clinico.

Nel periodo postmenopausale la donna manifesta con frequenza notevolmente maggiore rispetto al periodo fertile, cistite recidivante, disfunzione sessuale femminile, prolasso genitale e incontinenza urinaria, ma, come detto, non tutti questi disturbi sono dovuti esclusivamente alla carenza di estrogeni legata alla menopausa.


Terapia ormonale sostitutiva

Per terapia ormonale sostitutiva in menopausa si intende l'assunzione di estrogeni, che non vengono più prodotti in quantità sufficiente dall'ovaio. Gli obiettivi di questa terapia sono da un lato il trattamento dei disturbi che insorgono nell'immediata pre-menopausa e dall'altro la prevenzione e il mantenimento della salute nella terza età. La terapia ormonale sostitutiva ha infatti dimostrato la sua efficacia nella risoluzione dei disturbi minori menopausali e nel ridurre, nelle donne che la utilizzano a lungo termine, i rischi di malattie importanti, come la malattia cardiovascolare e l'osteoporosi.

Recentemente poi sono stati pubblicati dati sull'effetto benefico di questa terapia sulla qualità di vita della donna in menopausa, in particolare su:

  • la percezione generale di salute e benessere
  • la capacità fisica
  • gli aspetti psicologici (vitalità, energia, stato emotivo/affettivo)
  • la sessualità
  • l'attività quotidiana
  • il sonno
  • l'interazione sociale.

 

Il miglior effetto terapeutico si ottiene quando la terapia viene avviata subito dopo l'inizio della menopausa, e viene proseguita per quasi tutta la durata della vita.

La terapia con estrogeni per alleviare i disturbi della menopausa ha cominciato ad essere utilizzata negli Stati Uniti negli anni 60. Dopo alcuni anni essa cadde in disuso perché ci si rese conto che aumentava l'incidenza di tumore dell'endometrio, cioè della mucosa all'interno della cavità uterina. Si scoprì in seguito che associando ciclicamente agli estrogeni dei progestinici il rischio d'insorgenza del tumore dell'endometrio diminuiva. A partire dagli anni 80 la terapia ormonale sostitutiva è stata quindi utilizzata dalle donne in menopausa sempre più diffusamente, anche perché nel frattempo sono stati evidenziati i suoi effetti benefici non solo sui sintomi precoci e intermedi ma anche sugli effetti tardivi.

Sia gli estrogeni che i progestinici si possono somministrare per via orale, per via transdermica, per via vaginale e attualmente anche in spray nasale. Vi sono confezioni di cerotti con estrogeni e progestinici accoppiati, e confezioni di compresse con associazioni prestabilite di estrogeni e progestinici.
La terapia si può iniziare in qualsiasi momento, anche a distanza di molti anni dalla menopausa. Di solito comunque, si tende ad iniziarla precocemente, non appena la donna va in menopausa, perché in questo periodo i disturbi sono più intensi e perché l'azione preventiva nei confronti dell'osteoporosi è maggiore quanto prima si inizia la terapia. Se la terapia viene intrapresa solo per le vampate, può durare anche poco tempo (6 mesi-1 anno), dato che molto spesso i sintomi neurovegetativi si risolvono spontaneamente in questo periodo. Se il motivo o uno dei motivi per cui è stata iniziata la terapia sono disturbi più seri, è necessario sapere che essi si ripresentano alla sospensione, per cui in questi casi la terapia dovrebbe essere seguita sempre. In ogni caso sarà il medico a consigliare le modalità della terapia.
Non vanno trattate con terapia ormonale sostitutiva le donne anziane, obese, ipertese, con precedenti o rischi cardiovascolari e senza sintomi menopausali. È invece corretto prescriverla in quelle più giovani appena entrate in menopausa, per le quali i benefici sono infinitamente superiori ai rischi, come hanno ribadito diversi studi.