Raffreddore allergico

Prurito al naso, uno starnuto dietro l'altro, occhi che lacrimano, a volte difficoltà a respirare. Disturbi che non scompaiono nel giro di qualche settimana, ma che possono persistere anche tutto l'anno e peggiorare a seconda del luogo in cui ci si trova o delle stagioni: ritornano nello stesso periodo dell'anno, a volte sono più intensi all'aria aperta, altre volte quando si è in casa. Anche se i sintomi all'apparenza sono simili, non si tratta del comune raffreddore ma di un disturbo noto comunemente come raffreddore da fieno, perché nella maggioranza dei casi è provocato dal polline delle piante e dei fiori. I medici lo definiscono rinite allergica per distinguerlo dalla rinite, che è il raffreddore comune. La rinite allergica consiste in un'infiammazione della mucosa del naso, non provocata però da virus e batteri, ma da sostanze inalate o ingerite, denominate allergeni. Queste sostanze, innocue per la maggior parte della popolazione, non lo sono invece per i soggetti allergici. Si tratta per lo più di polveri, polline, muffe, pelo di animali, cibi particolari, vernici, che nelle persone allergiche e già predisposte geneticamente possono provocare reazioni di ipersensibilità. Verso queste sostanze, infatti, producono dei tipi particolari di anticorpi chiamati IGE. Da qui la reazione allergica.

Prevenzione delle allergie

Prevenzione delle allergieCurare l'allergia non è facile, anche perchè spesso la terapia dovrebbe essere tarata "su misura".
Il più importante presidio terapeutico contro le allergie è la prevenzione, che, da sola, permette il quasi completo controllo dei sintomi.
Prevenire è molto importante soprattutto nei soggetti allergici agli acari, in quanto permette di diminuire il contatto con l'allergene e di conseguenza a ridurre la comparsa dei sintomi e la loro gravità.

Evitare il contatto con i pollini è più difficile, ma alcuni accorgimenti possono essere utili:

  • evitare l'areazione di ambienti durante le ore più calde
  • usare i condizionatori d'aria
  • usare apposite mascherine durante i lavori all'aperto
  • evitare viaggi in macchina con i finestrini aperti
  • evitare gite all'aperto durante il periodo di massima impollinazione
  • preferire il soggiorno marino durante il periodo dei sintomi.

 

Per quanto riguarda la prevenzione nel caso di allergia al pelo e forfora di animali domestici sarebbe opportuno:

  • allontanare, se possibile, l'animale: l'allergene può restare nell'ambiente per ancora 6 mesi dopo l'allontanamento
  • non introdurre l'animale nell'ambiente domestico
  • far lavare l'animale almeno ogni mese
  • ridurre al minimo nell'ambiente divani e mobili imbottiti
  • lavare frequentemente fodere di divani e poltrone.

 

Altri rimedi efficaci per prevenire la rinite sono:

  • evitare ambienti umidi e poco aerati
  • aerare bene i locali prima di soggiornarvi
  • togliere dall'ambiente moquettes, tappezzerie di stoffa, tappeti, tendaggi
  • esporre all'aria e al sole cuscini e materassi e batterli accuratamente
  • usare le mascherine nasobuccali se si effettuano le pulizie
  • lavare gli indumenti (in particolare quelli in lana) a temperature superiori ai 60°
  • togliere la polvere dai mobili con panno umido (non alza la polvere)
  • evitare l'uso di peluche o lavarli frequentemente a temperature superiori ai 60°
  • soggiornare in montagna sopra i 1200 metri di altezza
  • usare gli acaricidi
  • coprire i divani, materassi e cuscini con appositi materiali impermeabili (più utile)
  • evitare di fumare in presenza di una persona che soffre di allergia; il fumo di sigaretta contiene sostanze che stimolano la produzione di anticorpi simili a quelli indotti dalle sostanze allergizzanti
  • tenere i finestrini chiusi quando si viaggia in automobile: nel caso però in cui si sia anche allergici alle muffe, è meglio provvedere all'installazione di un climatizzatore; l'umidità, che si sviluppa in un ambiente chiuso come l'automobile e che provoca la formazione di muffe, peggiora le condizioni di chi soffre di allergia
  • indossare mascherine e occhiali: è meglio osservare questa precauzione quando si esce all'aperto nel periodo in cui vi è una maggiore densità di pollini nell'aria; la mascherina deve aderire bene al volto. I periodi della giornata più a rischio sono le ore più calde e ventilate del mattino e della sera, quando i pollini vengono trasportati su e giù nell'atmosfera dalle correnti d'aria
  • lavarsi frequentemente i capelli perché possono ritenere il polline
  • calzare un altro paio di scarpe subito dopo essere entrati in casa: riporre quelle che si indossavano in un ripostiglio, evitando di trasportare particelle allergizzanti nelle stanze
  • tenere pulita la casa: è consigliabile lavare spesso i pavimenti; l'utilizzo dell'aspirapolvere può avere un effetto controproducente perché solleva parte della polvere accumulatasi nelle stanze e la disperde nell'aria
  • eliminare, dove possibile, tessuti e arredi che trattengono la polvere: tappeti, moquette, tendaggi e librerie non provviste di antine
  • se si è allergici al polline di un'unica pianta che ha una fioritura limitata a un determinato periodo dell'anno, è consigliabile che ci si allontani dalla zona in cui la pianta è maggiormente presente. Se possibile, far coincidere questo periodo con una vacanza.


l'ABC dell'allergia

AllergiaNegli ultimi 20 anni sono quadruplicate le persone che soffrono di rinite allergica: attualmente in Italia sono circa il 15 per cento della popolazione, complice anche l'elevata presenza di inquinanti. La frequenza della malattia aumenta progressivamente a partire dall'infanzia, raggiungendo il culmine tra i 20 e i 30 anni. Dopo quest'età e soprattutto in età avanzata tende a regredire. Ma oggi sono sempre più frequenti i casi di persone che diventano allergiche dopo i trent'anni oppure che, con il passare degli anni, si sensibilizzano ad altre sostanze che fino a quel momento non provocavano manifestazioni allergiche, o ancora che presentano, man mano che il tempo passa, un aggravarsi dei sintomi. Se la malattia non viene curata, può provocare un'asma bronchiale: ne soffre un paziente su tre. Ecco perché si tratta di una malattia che va tenuta distinta dal raffreddore comune, anche se alcuni sintomi all'apparenza sono simili. Nella rinite allergica la tosse genera difficoltà di respirazione piuttosto che catarro, il muco è più liquido e acquoso, spesso si avverte prurito al palato. A volte sono presenti congiuntivite, arrossamenti della pelle e asma.

 

Le sostanze responsabili

Sostanze responsabili allergiaTra le sostanze che possono provocare la rinite allergica la più comune è il polline. Poiché, infatti, nell'ultimo secolo, il numero di persone che accusano questo disturbo è aumentato in percentuale di dieci volte, sono stati condotti esperimenti di laboratorio che hanno evidenziato come il polline, combinato con altre sostanze, aumenti notevolmente il suo potere allergizzante. Si tratta di sostanze inquinanti che negli ultimi cento anni hanno invaso la nostra atmosfera: provengono dalle fabbriche, dal fumo delle sigarette e dagli scarichi dei motori e insieme al polline danno origine a composti particolarmente aggressivi per le vie respiratorie.

I principali allergeni vengono distinti in stagionali e perenni. Quelli perenni comprendono:

  • Gli acari della polvere. Negli anni '60 è stato scoperto che l'allergene principale della polvere domestica è costituito dagli acari. Questi appartengono alla classe degli aracnidi, la stessa famiglia dei ragni, e sono associati agli ambienti di vita dell'uomo in quanto si nutrono di forfora umana, spore di muffe e residui di cibo. Gli allergeni principali degli acari della polvere sono contenuti nei loro escrementi: è possibile ritrovare fino a 100.000 particelle fecali per grammo di polvere presente in ambiente contaminato dagli acari. È importante sapere dove si trovano maggiormente gli acari per poi attuare norme di profilassi adeguate. Gli acari vivono bene alla temperatura di 27° e con umidità superiore al 70 per cento, nei materassi di lana, in tappeti, moquettes, divani, tende, stoffe. Proliferano maggiormente in autunno e primavera. Non vivono, invece, ad altezze superiori ai 1000-1500 metri e a temperature superiori ai 60°
  • I derivati di animali domestici, in particolare di gatto e cane. Gli allergeni sono presenti sia nei derivati epiteliali propriamente detti (pelo, squame dermiche) che nel siero, saliva e urine. L'allergia più frequente è al gatto: in questo caso gli allergeni possono essere trasportati a distanza creando così problemi negli allergici anche in assenza dell'animale
  • Le muffe. Quelle che maggiormente causano allergia sono: l'alternaria (presente nel suolo, sugli alberi da frutta o sulle derrate) e il cladosporium (più diffuso, ma meno allergizzante). Le muffe possono anche essere contenute negli ambienti interni, nei contenitori di vegetali, nelle scorte alimentari, nelle tappezzerie, nelle docce, negli umidificatori, nei condizionatori, nelle abitazioni umide
  • Gli agenti professionali (per esempio proteine animali, polveri di legno, caffè, sali di platino, lattice).

 

Gli allergeni stagionali comprendono i pollini liberati da piante o erbe. I sintomi si scatenano durante l'impollinazione che dipende dal periodo di fioritura delle piante considerate, variabile nelle diverse regioni italiane.

I pollini più frequenti sono quelli di:

  • graminacee (erbacce dei prati): fioritura primaverile (maggiore rilevanza al nord)
  • parietaria (erba muraiola): fioritura a tarda primavera al nord e tutto l'anno al sud (maggiore rilevanza al centro sud e in Liguria)
  • composite: fioritura estiva
  • nocciolo: fioritura a fine inverno-primavera (maggiore rilevanza al nord)
  • cipresso: fioritura invernale (maggiore rilevanza al centro e al nord est)
  • olivo: fioritura a inizio primavera e più precoce nei luoghi marini.

 

Per maggiori dettagli sono a disposizione, anche sul web, calendari pollinici che mettono in evidenza quali sono i pollini più importanti nelle diverse regioni e l'esatto periodo d'impollinazione. Ci sono infatti degli apparecchi cattura-pollini dislocati in diverse aree geografiche che ci permettono, addirittura settimanalmente, di sapere esattamente il numero di pollini liberati dalla differenti piante.


Come riconoscerlo

Per eseguire una corretta diagnosi sono necessari alcuni elementi: la presenza di soggetti allergici in famiglia, eventuale storia personale di allergia, per esempio alimentare; tipi di sintomi accusati (in che periodo dell'anno e in che tipo di ambiente). I sintomi più frequenti di cui soffre un malato di rinite allergica sono il prurito al naso e gli starnuti a raffica (più frequenti al mattino e alla sera). E ancora:

  • secrezione nasale acquosa limpida
  • naso chiuso che costringe il paziente a respirare a bocca aperta e di notte può far russare
  • bruciore, arrossamento e prurito agli occhi (congiuntivite)
  • prurito alle orecchie
  • tosse secca o asma bronchiale spesso solo da sforzo
  • mal di testa all'altezza della fronte
  • disturbi all'udito
  • facile stanchezza e irritabilità.

 

L'anamnesi, ovvero la raccolta dettagliata di informazioni sulla vita e le malattie del paziente e i sintomi che avverte, può essere confermata da test di laboratorio.

Test cutanei
Un aumento del numero di un particolare tipo di anticorpi nel sangue e nelle secrezioni spesso è associato alla malattia. Ma per confermare l'esistenza di un'ipersensibilità a un determinato allergene o a un gruppo di allergeni vengono impiegati test specifici. I più importanti sono i test cutanei.
I testi cutanei sono il metodo più utile per confermare la presenza di un'ipersensibilità specifica. Le soluzioni impiegate per i test sono ottenute da estratti di materiali inalati, ingeriti o iniettati (per esempio pollini di alberi trasportati dal vento; acari della polvere, forfore e secrezioni di animali, veleni di insetti, cibi).

Per l'esecuzione del prick test (test della puntura), il primo ad essere fatto, viene posta sulla cute una goccia di un estratto allergenico diluito: la cute viene poi punteggiata o forata passando attraverso l'estratto, solitamente premendo su di essa con un ago o un altro strumento sottile e acuminato. Di solito è sufficiente per individuare una ipersensibilità nei confronti della maggior parte degli allergeni. Per le allergie alimentari da solo è decisivo per la diagnosi. Il test intradermico (o intracutaneo), invece, viene eseguito iniettando con una siringa la quantità di estratto sterile diluito sufficiente per produrre una vescicola di 1-2 millimetri. Essendo più sensibile, questo tipo di test può essere adoperato per verificare allergeni inalatori sospetti che hanno prodotto un prick test negativo o di dubbia interpretazione.
Il test cutaneo viene considerato positivo se provoca entro 15 minuti una reazione con presenza di eritema e di un pomfo del diametro di almeno 5 millimetri più grande del controllo.

 

Altri esami
Quando è impossibile eseguire i test cutanei diretti, per la presenza ad esempio di una dermatite, si può eseguire un test di radioallergoassorbimento (RAST), che rileva la presenza nel sangue di immunoglobine (IgE) specifiche per l'allergene considerato. Questo esame si effettua solo in casi selezionati. A differenza dei test cutanei, infatti, i risultati dell'esame del sangue richiedono diversi giorni di lavorazione perché il campione di sangue deve essere inviato in un laboratorio specialistico per essere analizzato e i risultati vanno poi inviati al medico che ha effettuato il prelievo.


A cosa fare attenzione

Il modo migliore per tenere sotto controllo l'allergia è quello di evitare l'allergene. Ma non sempre è possibile. Alcune precauzioni potrebbero essere utili. Chi è allergico al polline in una giornata calda, con aria secca, sole o vento, vedrà moltiplicati i suoi disturbi, soprattutto al mattino quando la gran parte dei pollini viene liberata dalle piante. Al contrario quasi non avvertirà nessun disturbo in una giornata fredda, senza vento o piovosa. Chi invece è maggiormente ricettivo all'umidità, vedrà aggravarsi l'allergia proprio nei giorni freddi e piovosi.

 

Fattori di rischio
Oltre alla sostanza cui si è allergici, possono esserci altri fattori aggravanti. Nella stagione dei pollini, ad esempio, per chi è allergico i sintomi possono essere più intensi quando mangia il cioccolato, i farinacei o alcuni tipi di frutta, come fragole e pesche. Un peggioramento dei sintomi può essere dovuto anche al fumo di sigaretta, a polveri presenti nell'ambiente, vernici e colori freschi, insetticidi spray.

Fattori di rischio allergiaAnche lo stress, gli sforzi fisici eccessivi e l'uso di bevande alcoliche possono aggravare i disturbi.
Inoltre:

  • chi soffre di rinite allergica ha un rischio tre volte maggiore rispetto agli altri di ammalarsi di asma
  • il 30-50 per cento dei rinitici nel corso degli anni sviluppa asma
  • negli asmatici la rinite è presente in circa l'80 per cento dei casi
  • nelle persone che presentano entrambe le malattie tanto più la rinite è severa tanto più lo è l'asma.

 

Quando rivolgersi al medico
Appena si avvertono i sintomi di un'allergia è bene rivolgersi al medico. Sarà cura del paziente fornirgli alcuni dettagli. In particolare:

  • se i sintomi sono sempre gli stessi e persistono durante tutto l'arco dell'anno, oppure variano
  • se ci sono circostanze aggravanti (umidità, presenza di foglie, di animali, di erba tagliata)
  • se c'è un momento della giornata in cui i sintomi si aggravano (al mattino, nel pomeriggio, alla sera)
  • quali sono i luoghi in cui i sintomi si acuiscono (sul posto di lavoro, in giardino, in casa, durante le vacanze, durante i viaggi, in mezzo al traffico o in presenza di persone che stanno fumando)
  • in quali condizioni climatiche il disturbo aumenta (secco, ventoso, piovoso, caldo, freddo o umido)
  • la familiarità con la malattia (presenza in famiglia di soggetti che soffrono o che hanno sofferto in passato di allergie).


Trattamento

L'allergia non può essere affrontata prescindendo dall'intero sistema di difesa dell'organismo. Sopprimere il sintomo non è sufficiente perché l'allergia potrebbe presentarsi sotto una forma diversa. Questo perché l'allergia è un processo infiammatorio e in presenza dell’allergene l’infiammazione permane anche in assenza di sintomi. Se non ci si cura in modo continuo, ma solo al bisogno, l’infiammazione persiste e i sintomi quando ricompaiono sono sempre più difficili da controllare e possono manifestarsi anche per esposizione a irritanti non allergenici. L’uso di diversi farmaci dipende dalla gravità dei sintomi e dal tipo di sintomatologia maggiormente accusata dal paziente.

 

I farmaci antiallergici
I farmaci che generalmente vengono impiegati nella rinite sono:

  • antistaminici, sia a uso locale che da utilizzare per bocca. I più utilizzati sono quelli di seconda generazione che causano minori disturbi a carico del sistema nervoso centrale (per esempio sonnolenza, difficoltà a concentrarsi, diminuzione dei riflessi); gli antistaminici sono utili nelle forme di lieve-media gravità, quando predomina il prurito e sono più facili da usare
  • steroidi sotto forma di spray nasali: sono utili nelle forme più gravi, quando predomina il naso chiuso; è importante usare correttamente lo spray e, a seconda dei diversi prodotti, devono essere utilizzati una o due volte al giorno. Gli steroidi vanno utilizzati solo per brevi periodi in quanto se usati a lungo possono causare effetti collaterali (per esempio diabete o ipertensione)
  • cromoni: sotto forma di spray nasali sono efficaci solo nelle forme lievi e più nella prevenzione che nella cura dei sintomi; presentano però la scomodità di dovere essere utilizzati più volte al giorno (è importante utilizzare in modo corretto lo spray).

Qualora le terapie non fossero efficaci bisogna pensare alla presenza di altre malattie concomitanti, per esempio la sinusite, che rappresenta una frequente complicanza delle forme di riniti allergiche causate dagli acari, la poliposi nasale, le deviazioni del setto nasale o altre malattie di pertinenza otorinolaringoiatrica.

Gli spray a base di vasocostrittori nasali che vendono liberamente le farmacie vanno utilizzati nei casi di grave ostruzione nasale, solo per periodi di circa una settimana. Se usati più a lungo danneggiano la mucosa del naso. I prodotti sempre a base di vasocostrittori da utilizzare per bocca vanno impiegati con cautela negli anziani in quanto possono causare effetti collaterali quali ipertensione e disturbi cardiaci. È importante curare in modo corretto la rinite in quanto un buon controllo della malattia influisce anche sull'asma spesso presente: secondo alcuni studi, l'utilizzo degli antistaminici e degli steroidi topici, in soggetti affetti da rinite e asma, riduce la gravità della malattia asmatica.

 

Il vaccino (o immunoterapia)
Consiste nella somministrazione, al paziente, di dosi progressivamente crescenti dell'allergene responsabile della sua patologia allo scopo di ridurre i sintomi determinati dall'esposizione all'allergene stesso. Allo stato attuale rappresenta l'unico trattamento specifico in grado di modificare la storia naturale della malattia, inibendo l'evoluzione della rinite in asma e la comparsa di nuove sensibilizzazioni. La forma classica di somministrazione degli estratti allergenici è stata per anni quella iniettiva. Negli ultimi anni sono state sempre più utilizzate con successo le cosiddette vie alternative quali la via nasale e, in particolare, la via sublinguale. Quest'ultima è caratterizzata da una buona efficacia clinica, una buona tollerabilità, una migliore accettazione da parte del paziente.

L'immunoterapia va praticata quando, non essendo possibile evitare l'allergene, si verificano queste condizioni:

  • è richiesto un uso continuo di farmaci
  • i farmaci impiegati determinano importanti effetti collaterali
  • la rinite si associa ad asma.

 

Perché l'immunoterapia sia efficace è importante che la persona affetta da rinite allergica sia sensibile ad un solo allergene oppure che nei soggetti polisensibili uno o due diversi tipi di allergeni risultino clinicamente responsabili della patologia in causa. È importante anche il tipo di estratto utilizzato e la sua standardizzazione: devono essere impiegati solo vaccini contenenti estratti di allergeni di documentata efficacia clinica.
L'efficacia dell'immunoterapia dipende dalla dose. È consigliabile sottoporsi alla terapia per 3-5 anni: se dopo 2 anni il paziente non mostra alcun miglioramento clinico, va sospesa.
Il vaccino va associato alla profilassi ambientale e al trattamento farmacologico. Quest'ultimo può poi essere sospeso qualora il paziente mostri, con il passare del tempo, un completo controllo della sintomatologia solo con l'immunoterapia.