Il paracetamolo

Il paracetamolo è un farmaco analgesico (allevia il dolore) e antipiretico (riduce la temperatura corporea durante gli stati febbrili). La sua capacità di ridurre la febbre e alleviare gli stati dolorosi sarebbe dovuta al fatto che il paracetamolo inibisce, nel sistema nervoso centrale (SNC), la produzione di alcune sostanze che determinano la sensazione dolorosa, chiamate nel loro insieme prostanoidi.

I vantaggi del paracetamolo
Dotato di una efficacia analgesico-antipiretica simile a quella dell’acido acetilsalicilico (aspirina), il paracetamolo ha il vantaggio non trascurabile di poter essere somministrato anche quando l’aspirina è controindicata, per esempio nei pazienti con ulcera gastroduodenale pregressa o in atto o in alcuni disordini della coagulazione del sangue.
L'aspirina ed altri FANS - in quanto acidi deboli - vengono facilmente assorbiti dallo stomaco dove - a causa del pH acido - si accumulano rapidamente nelle cellule facilitando la retrodiffusione degli ioni idrogeno dal lume gastrico da cui deriva l'azione tossica diretta sulla mucosa. Questo effetto va a sommarsi ad un’azione tossica indiretta che questi farmaci presentano in quanto bloccano la sintesi locale di particolari tipi di prostaglandine. Il paracetamolo, al contrario, per le sue caratteristiche chimico-fisiche, non ha la stessa capacità di accumularsi in questa sede e quindi non è direttamente lesivo per lo stomaco.
Poiché, inoltre, ai comuni dosaggi impiegati in clinica non è in grado di inibire la sintesi di prostaglandine nei tessuti periferici, il paracetamolo si presenta sprovvisto anche di tossicità gastrica di tipo indiretto. Per lo stesso motivo, il paracetamolo non ha effetti rilevanti sull'emostasi, laddove l'aspirina ed altri FANS causano notoriamente una aumentata tendenza al sanguinamento. Non ha nemmeno effetto sulla funzionalità renale e sulla pressione sanguigna, che costituiscono altri possibili “bersagli” degli effetti collaterali dei FANS.
Per la sua migliore tollerabilità e per il basso costo, il paracetamolo è stato recentemente raccomandato da un pool di esperti europei come farmaco di prima scelta nel trattamento del dolore osteoarticolare, specie se su base degenerativa, ricorrendo ai FANS solo in caso di mancata risposta o in presenza di patologie con una forte componente infiammatoria.

La curiosa storia di paracetamolo
Il paracetamolo ha una storia molto curiosa. Infatti, prima di essere impiegato si utilizzava un composto simile chiamato acetanilide, che però presentava alcuni problemi di tossicità. Il primo nome dell’acetanilide era “antifebbrina”, per la ragione di seguito raccontata.
Nel 1886 due medici, Cahn e Hepp, stavano sperimentando se il naftalene era in grado di espellere alcuni parassiti intestinali (i vermi). Siccome essi non ottenevano risultati, decisero di provare il naftalene su un paziente affetto da diverse patologie, compresa la presenza di vermi intestinali.


Il composto somministrato a questo paziente dimostrò una straordinaria capacità di abbassare la febbre, ma non si trattava del naftalene. I due medici, infatti, si accorsero che il composto da essi somministrato non aveva il caratteristico odore di naftalina. Il flacone da cui essi avevano preso quella sostanza aveva un’etichetta rovinata. Pertanto, per scoprire di quale prodotto si trattasse, decisero di rivolgersi ad un cugino chimico di Hepp: fu costui ad identificare l’acetanilide. L’acetanilide si differenzia dal paracetamolo, in quanto ad essa manca quel gruppo indicato come –OH nella parte alta della figura.


I due medici pubblicarono le loro osservazioni, che vennero a conoscenza del direttore della ricerca della Bayer, Carl Duisberg. Questi aveva, in quel momento, il grosso problema di ritrovarsi nei propri magazzini alcune tonnellate di para-amminofenolo, un sottoprodotto di un processo industriale, del quale Duisberg voleva liberarsi. Siccome il para-amminofenolo ha una struttura chimica molto simile a quella della “miracolosa” acetanalide di Cahn ed Hepp, Duisberg pensò di utilizzare il suo ingombrante prodotto per provare a sintetizzare qualcosa di molto simile all’acetanalide e vedere se anche questo prodotto mostrava le stesse proprietà antipiretiche. Duisberg ottenne una sostanza chiamata fenacetina, che si dimostrò un analgesico e un antipiretico molto efficace, ma con pericolosi effetti collaterali.


In realtà, molti anni dopo si scoprì che i benefici effetti prodotti in seguito all’assunzione tanto di acetanilide (la sostanza di Cahn ed Hepp), che di fenacetina (la sostanza sintetizzata da Duisberg) erano determinati dal fatto che entrambe queste molecole si trasformavano in acetamminofene o paracetamolo. Era stata, dunque, il paracetamolo la sostanza che realmente determinava gli effetti analgesico e antipiretico osservati da Cahn, Hepp e, successivamente, da Duisberg. Quando una sostanza farmacologicamente attiva si origina, come nel caso del paracetamolo, dopo che un altro prodotto è stato assunto (l’acetanilide o la fenacetina), essa si chiama “metabolita” attivo. Il paracetamolo era dunque il metabolita attivo sia dell’acetanilide, sia della fenacetina.

Il paracetamolo ha due vantaggi importanti rispetto ai suoi predecessori:
  • non è tossico;
  • è più facile da sintetizzare.

 

Dal 1949 il paracetamolo ha iniziato ad essere molto usato in clinica.

Durata dell’azione di paracetamolo ed effetti collaterali
L’effetto del paracetamolo ha una durata di 4/6 ore, con inizio dell’azione analgesica ed antipiretica entro circa 30 minuti dopo l’assunzione.
Il paracetamolo non presenta effetti collaterali, alle dosi terapeutiche consigliate riportate nel foglietto illustrativo contenuto nella scatola del prodotto. In caso di fortissimo sovradosaggio, il più grave effetto collaterale è la necrosi epatica. Va ricordato, però, che esiste una sostanza (N-acetilcisteina) che, se assunta entro 12 ore dall’intossicazione, è capace di agire come antidoto al paracetamolo.