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20/07/2016| L'attacco di emicrania passa, ma poi?

Di come insorgono, si sviluppano e si contrastano gli attacchi emicranici si conoscono molte cose. Per esempio, si sa che la comparsa della cefalea acuta, tipicamente localizzata a un solo lato della testa, può comparire in modo graduale, senza altri sintomi significativi di contorno, oppure essere preceduta da una costellazione di manifestazioni caratteristiche, chiamata "aura emicranica", comprendente disturbi della vista (tremolii, bagliori, riduzione della capacità visiva ecc.), alterazioni della sensibilità (formicolii, alterata percezione caldo-freddo ecc.), difficoltà di linguaggio, di durata variabile da alcuni minuti a un'ora.


Durante l'attacco, invece, oltre al dolore, possono essere presenti fastidio nei confronti della luce (fotofobia) o dei rumori (fonofobia), nausea o vomito, sensazione di malessere generale, vertigini ecc. Ma che cosa succede quando l'attacco si esaurisce? Tutto torna immediatamente alla normalità o persiste qualche tipo di disturbo o limitazione nelle attività abituali? Per cercare di rispondere a questa domanda e comprendere meglio l'impatto globale dell'emicrania, un gruppo di neurologi ha analizzato i diari elettronici compilati, per tre mesi consecutivi, da 120 pazienti in terapia presso quattro centri specialistici per la cura delle cefalee.
Per rientrare nell'analisi, i pazienti dovevano aver avuto almeno 3 attacchi emicranici nel periodo considerato e aver presentato, oltre al dolore caratteristico e all'eventuale aura, anche disturbi di tipo "non emicranico", ma chiaramente associati all'attacco di mal di testa, in almeno 2 dei 3 episodi.
Dopo aver eliminato 23 pazienti che non avevano rispettato i criteri previsti dal protocollo dello studio, l'esame si è concentrato sulle caratteristiche delle fasi "post-dromiche" sperimentate dopo 773 attacchi emicranici (su un totale di 873 totali registrati) dai 97 pazienti analizzabili. Dalla valutazione dei diari è emerso che le fasi post-dromiche dell'attacco emicranico si manifestavano nella maggioranza degli episodi documentati (88% dei casi) e si caratterizzavano per sintomi di tipo neurocognitivo e muscoloscheletrico.
In particolare, i disturbi residui più frequenti consistevano in sensazione di stanchezza, difficoltà di concentrazione (56%) e rigidità nella parte posteriore del collo (42%), cui si aggiungeva la sensazione di un non completo esaurimento della cefalea, benché il dolore emicranico non fosse più presente.
Altri disturbi frequenti erano la fotofobia (36%) e l'intolleranza/irritabilità (29%). In circa la metà dei casi questi fastidi permanevano fino a 6 ore (54% degli attacchi), mentre nei restanti episodi la fase post-dromica si protraeva fino a 24 ore. La durata dei sintomi post-dromici non è apparsa correlata né all'intensità dell'attacco emicranico né al tipo di trattamento antalgico utilizzato per alleviarlo.
Due pazienti su tre (66%) ha affermato di sperimentare sintomi post-dromici dopo quasi tutti gli attacchi emicranici (>90%), mentre per il 29% dei pazienti questi fastidi ulteriori si manifestavano dopo il 50-90% degli episodi. Secondo gli Autori, i dati raccolti indicano che i sintomi post-dromici, ampiamente trascurati sia dai medici sia dai pazienti, hanno un significativo impatto sulla qualità di vita e sulla produttività di chi soffre di emicranica e meriterebbero ulteriori studi nell'ottica di individuare strategie preventive/terapeutiche in grado di ridurne la rilevanza.

 

Fonte: NienteMale - laboratorio attivo per la cura del dolore

 

A cura di Comunicazione Corporate Angelini

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