Il parto e la nascita del bambino

Compaiono i primi dolori, le acque si rompono e arrivano le contrazioni: è il momento tanto atteso, tra poche ore il bambino nascerà e con lui (o lei) arriveranno le gioie della maternità. Già nei nove mesi di gestazione si è creato tra la mamma e il suo bambino uno scambio di messaggi che hanno favorito l'instaurarsi di un legame che non verrà certo spezzato dal taglio del cordone ombelicale. Ma quali sono i passi che la futura mamma dovrà fare prima di mettere alla luce il suo bambino? Innanzitutto dovrà portare con sé tutti gli esami eseguiti nei nove mesi di gravidanza. Poi le verrà assegnato un braccialetto con un numero che sarà poi messo anche al polso del bambino come segno di riconoscimento. Il primo controllo medico è una visita ostetrica, per accertare a che punto è la dilatazione dell'utero: se è soltanto allo stadio iniziale la mamma viene trattenuta in reparto in attesa che le doglie diventino più frequenti e intense. Se invece la dilatazione è a buon punto, la mamma è ammessa direttamente in sala travaglio. Dal momento in cui avvengono le prime contrazioni alla nascita del bambino possono trascorrere dalle 12 alle 24 ore (ma in sala travaglio in media si rimane dalle 6 alle 12 ore). Durante questo tempo, la futura mamma viene visitata dall'ostetrica o dal ginecologo per accertarsi che le contrazioni si susseguano regolarmente e che la dilatazione dell'utero proceda normalmente. Quando la dilatazione del collo dell'utero è finalmente completa e la testa del bambino è ben posizionata verso l'uscita del canale del parto, è arrivato il momento di trasferire la mamma in sala parto: il bambino sta per nascere.

Prima di entrare in ospedale

Quando la gravidanza sta per volgere al termine, meglio se un mese prima, è opportuno predisporre tutto il necessario per affrontare al meglio il momento del parto e la permanenza in ospedale. Tra le incombenze principali occorre porre particolare cura alla preparazione degli indumenti e degli oggetti personali da portare al reparto di maternità. Ecco cosa non dovrebbe mancare nella borsa:
  • per il neonato: 3-4 tutine in cotone o spugna a mezze maniche o a maniche lunghe, a seconda della stagione; 3-4 magliette in cotone con mutandine o body; 1-2 asciugamani per il cambio del bebè
  • per la mamma: 3 camice da notte con maniche larghe per il parto e aperte sul davanti per poter poi allattare, un paio di pantofole, una vestaglia, una confezione di assorbenti grandi (da usare dopo il parto), una confezione di mutandine usa e getta, un reggiseno per l'allattamento, qualcosa da leggere o un po' di musica, occorrente per l'igiene personale (compresi asciugamani e detergente intimo), tessere telefoniche (spesso il cellulare non è permesso).

Inoltre è bene provvedere a mettere nella borsa i documenti necessari per il ricovero:
  • la tessera sanitaria
  • la carta d'identità
  • la scheda del proprio medico
  • il cartellino del gruppo sanguigno
  • la documentazione degli esami e/o delle visite specialistiche effettuate durante la gravidanza.


In ospedale
Il ricovero è un momento delicato, carico di aspettative e timori anche se l'ospedale è un ambiente in parte già conosciuto dalle future mamme perché frequentato durante la gestazione per diversi motivi (per esempio i controlli della gravidanza a termine, il corso di preparazione al parto, la partecipazione ad incontri informativi). Arrivando in ospedale, non bisogna lasciarsi prendere dal panico: in questa delicata fase è importante soprattutto la presenza del proprio partner. Il ricovero avviene se ci sono le contrazioni, se c'è un accorciamento del collo dell'utero e una dilatazione di almeno 2 centimetri, se c'è stata la rottura delle membrane, se ci sono perdite di sangue, e ancora, se ci sono particolari situazioni di rischio o se la mamma è soggetta a un accentuato stato di ansia.

Una volta ricoverata, la futura mamma è affidata all'ostetrica che, per avere un quadro più preciso della situazione, rivolge una serie di domande su quanto è accaduto nelle ultime ore: se si sono già rotte le acque, con quale frequenza si sono manifestate le contrazioni e se l'intestino è già stato liberato (in caso contrario verrà somministrato un clistere). L'ostetrica procede quindi alla visita con la palpazione dell'addome (per stabilire la posizione del bambino), l'auscultazione del battito del feto, la misurazione della pressione sanguigna, del battito cardiaco e della temperatura corporea. Effettua poi un'esplorazione vaginale per determinare a quale punto si trova la dilatazione del collo dell'utero. La mamma è anche sottoposta ad un esame delle urine per controllare l'eventuale presenza di proteine e zuccheri.

A questo punto si passa alla sala travaglio-parto dove si trascorrono le fasi del travaglio avanzato e del parto. In alcuni ospedali le due zone (travaglio e parto) sono separate, in altri avvengono nello stesso luogo. La mamma può approfittare di questo momento per chiarire eventuali dubbi con l'ostetrica o il ginecologo che la seguono (se si desidera un parto naturale, se si vuole camminare durante il travaglio o se si hanno altre esigenze).

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Pretravaglio e travaglio

Il pretravaglio è quel periodo di tempo, variabile da donna a donna, che comincia tre o quattro settimane prima dell'inizio del vero travaglio. Durante questo periodo, il bambino trova la sua posizione e il suo corpicino occupa una zona più vicina al collo dell'utero della mamma, mentre la parte inferiore dell'utero si assottiglia. La donna avverte un senso di tensione e dolori simili a quelli mestruali: possono manifestarsi anche contrazioni, ma sono occasionali, inefficaci e non dolorose. È possibile osservare la perdita del cosiddetto "tappo mucoso" (che durante la gravidanza chiude il canale cervicale), ossia di una secrezione vischiosa, nella maggior parte dei casi mista a qualche striatura rosato o brunastra. Ciò indica che il collo dell'utero si sta modificando. La perdita del tappo mucoso, anche se è il primo segno incoraggiante, è un indicatore molto impreciso in quanto precede l'insorgenza del travaglio, di un giorno o anche di settimane: quindi è inutile correre in ospedale.

È il periodo culminante della gravidanza in cui ci si augura un travaglio ed un parto tranquillo, ossia rilassato e sereno. E la serenità dipende dalla familiarità delle persone e delle cose che circondano la futura mamma. Il rilassamento, poi, dipende da quanto si è consapevoli di ciò che sta accadendo, per esempio con la possibilità di poter controllare il proprio corpo con la respirazione e con altre tecniche ed esercizi imparati in precedenza. Documentandosi su tutti gli aspetti del travaglio e del parto si prova meno dolore e si gusta appieno la gioia di dare alla luce il proprio figlio.

La durata del travaglio è in genere più lunga (12-14 ore circa ma può variare da donna a donna) quando si tratta del primo figlio, altrimenti non supera le 7 ore. In genere meno intense sono le contrazioni, maggiore è la durata del travaglio. Un travaglio molto rapido comincia in genere con contrazioni lunghe e lente che si protraggono fino al termine.

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Il parto naturale

Dopo nove mesi ci siamo: è arrivato il momento tanto atteso e tra poco la mamma potrà finalmente abbracciare il suo figlioletto. Ma quali sono i passaggi che precedono la nascita di un bambino? I momenti salienti del parto sono quattro: il periodo prodromico, che segna l'inizio del travaglio ed è caratterizzato da contrazioni ritmiche dolorose; il periodo dilatante, che conduce alla dilatazione completa della cervice; il periodo espulsivo (che si conclude con la nascita del bambino), ossia quando il feto viene spinto verso l'esterno attraverso il canale del parto; il secondamento, ossia il periodo immediatamente dopo la nascita in cui placenta e membrane si staccano dall'utero e vengono espulse. Ma vediamoli nel dettaglio Le contrazioni sono il segnale più evidente dell'inizio del parto. Servono per preparare il collo dell'utero al passaggio del bambino. Inizialmente si presentano ogni venti minuti, poi ogni quarto d'ora, per poi passare a ogni dieci e infine a cinque minuti. All'inizio i dolori sono sopportabili, poi diventano sempre più intensi e ravvicinati fino a presentarsi a distanza di 1-2 minuti e con una durata di 40-60 secondi. Durante queste contrazioni tutta la muscolatura dell'utero si irrigidisce e il bimbo viene spinto lentamente verso il basso. Nel frattempo il collo dell'utero si appiattisce gradualmente fino a raggiungere i dieci centimetri di dilatazione necessari al passaggio del bambino. Durante questa fase di solito avviene anche la rottura delle acque, ossia del sacco amniotico (le membrane che proteggono il sacco si rompono e fuoriesce un liquido chiaro in cui sono presenti le prostaglandine, sostanze prodotte dall'organismo della mamma e del bambino che stimolano le contrazioni).

Il travaglio inizia quando il collo dell'utero comincia a dilatarsi, dopo essersi ammorbidito e assottigliato. Affinché il bambino possa nascere la dilatazione deve essere massima, quindi raggiungere dieci centimetri circa. Nella fase del travaglio in genere la mamma può assumere la posizione che più la mette a suo agio e che la fa soffrire di meno: stare in piedi, camminare, sdraiarsi, sedersi. Ogni due ore viene registrato il battito cardiaco del feto per 20-30 minuti, per scongiurare qualsiasi possibile segno di sofferenza, e viene controllata la dilatazione dell'utero. Nel caso di una prima gravidanza il travaglio dura generalmente di più perché i tessuti sono più tonici e quindi occorre una forza e un tempo maggiori per dilatare il collo dell'utero e far passare il bambino attraverso il canale del parto.

La fase espulsiva inizia quando il collo dell'utero è completamento dilatato. Inizialmente la testa del bebè tende a scendere nel canale del parto e, ruotando leggermente, a disporsi nel modo migliore per uscire. Quando la testa del piccolo è scesa verso l'uscita del canale del parto a pochi centimetri dietro l'ingresso della vagina, vuol dire che ha attraversato quasi tutto il canale del parto. Inizia così la fase espulsiva vera e propria. Infatti la testa del bambino, mossa dall'utero che si contrae, schiaccia il retto contro l'osso sacro cosicché la futura mamma sente il bisogno incontenibile di spingere. Con le spinte la testa scende e dilata la vulva, ultimo ostacolo alla nascita del bambino.

Dopo la nascita del piccolo la mamma deve restare ancora qualche tempo in sala parto, seguita dall'ostetrica, per il cosiddetto secondamento, ossia l'espulsione della placenta. In seguito al parto, poi, l'utero della mamma ricomincia a contrarsi e a ridursi per ritornare alle sue dimensioni originarie: è grazie a questi movimenti muscolari che nel giro di un'ora circa la placenta si stacca dalle pareti uterine e viene espulsa. A questo punto il parto è completato.

Il parto cesareo
Il parto cesareo è un intervento chirurgico che viene eseguito per estrarre il feto quando si verificano condizioni particolari che impediscono al bambino di nascere naturalmente. L'intervento è indicato solo in particolari situazioni come, ad esempio, in presenza di problemi riguardanti il feto (sofferenza fetale), problemi riguardanti la madre (precedenti parti cesarei, diabete, placenta previa, infezioni, patologie cardiache, respiratorie o renali), condizioni che causano un anomalo svolgimento del parto (anomalie delle contrazioni uterine), gravidanze gemellari (se i feti si ostacolano a vicenda).
Il parto cesareo può essere effettuato in anestesia generale o in anestesia regionale (spinale o peridurale). Oggi si tende sempre più frequentemente a scegliere questa seconda possibilità. Si procede, quindi, con l'anestesia regionale che permette alla donna di rimanere sveglia e cosciente durante l'intervento e di vivere in piena consapevolezza l'esperienza della nascita del proprio figlio. L'intervento chirurgico deve essere effettuato necessariamente in anestesia generale:
  • in situazioni di emergenza che potrebbero essere rischiose per la vita della madre e/o del feto
  • quando si deve intervenire su una paziente in cui siano presenti particolari condizioni che rendono controindicata l'anestesia regionale, per esempio alterazioni della coagulazione del sangue oppure uno stato di shock.

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Complicazioni

Grazie ai progressi della ginecologia, degli strumenti diagnostici e dell'assistenza ostetrica più attenta alla riduzione dei possibili traumi che il neonato e la mamma possono subire durante il parto naturale, oggi è raro che un bambino nascendo sia soggetto a un grave trauma. Nella grande maggioranza dei casi i neonati superano l'evento "traumatico" del parto senza alcuna conseguenza. In rari casi, invece, il bambino, durante il parto, potrebbe riportare delle lesioni: se ciò avviene non c'è, però, da allarmarsi, perché il più delle volte il problema si risolve spontaneamente, nel giro di pochi giorni, senza alcuna conseguenza per la vita futura del piccolo. E la mamma? Quali sono i "rischi" pre e post parto?

Placenta previa
La placenta (che si sviluppa nella parte superiore della parete dell'utero e viene poi espulsa, alla fine del parto, per distacco spontaneo dalla parete uterina) viene definita previa nei casi in cui si sviluppa nella parte bassa dell'utero (davanti all'apertura del collo dell'utero, posizionata al di sotto del bambino), ostruendo parzialmente o totalmente l'uscita del feto verso il canale del parto. La placenta è un tessuto non elastico e pertanto non riesce ad accompagnare la distensione del collo dell'utero, necessaria per permettere l'uscita e la nascita del bambino. In caso di placenta previa, a causa della sua anomala posizione, questa tende a distaccarsi prematuramente, causando in alcuni casi emorragie imponenti, e mettendo in pericolo la salute della mamma e del bambino.
L'esecuzione di un'ecografia pelvica intorno alla 28ma-30ma settimana permette di accertarsi della presenza o meno di una placenta previa. In caso di conferma della sua presenza, possono crearsi delle piccole aree di distacco dalla parete uterina anche durante il corso della gravidanza, con conseguenti emorragie vaginali di intensità variabile. Il verificarsi di un sanguinamento vaginale dopo il quinto mese, infatti, può essere indicativo della presenza di una placenta previa, dunque costituisce un sintomo di allarme che deve essere tempestivamente segnalato al proprio medico.

In presenza di una placenta previa, deve essere tenuto sotto controllo costante lo stato di salute sia del bambino sia della mamma. Nel caso in cui si evidenzi sofferenza fetale o si scateni un'emorragia tale da mettere in pericolo la vita della mamma si procede con l'esecuzione di un parto cesareo d'urgenza.
Se le condizioni della mamma e del bambino non destano preoccupazioni (allo scopo di far proseguire la gravidanza almeno fino alla maturità polmonare del feto), prima di intervenire con un parto cesareo, viene imposto alla paziente l'obbligo assoluto di stare a riposo per evitare lo scatenarsi delle contrazioni. Il ginecologo può comunque ritenere opportuno trattenere la futura mamma in ospedale per monitorare meglio la situazione e poter intervenire, se necessario, con maggiore tempestività.

Prolasso uterino
Per prolasso uterino si intende l'abbassamento dell'utero nel canale vaginale. Il prolasso dell'utero si manifesta quando si verifica un indebolimento della muscolatura e dei legamenti che sostengono l'organo, il quale, di conseguenza, tende a scivolare verso il basso.
Il prolasso uterino può verificarsi in seguito ad un parto o comparire con il progredire dell'età. Un'altra causa è rappresentata dalla presenza di una predisposizione ereditaria all'indebolimento dei muscoli e dei legamenti che sostengono naturalmente l'utero e la vagina. La discesa dell'utero in vagina può interessare solamente la cervice, ovvero il collo dell'utero, o può coinvolgere tutto l'organo.

La sintomatologia correlata alla presenza di un prolasso uterino varia a seconda dell'entità dell'abbassamento dell'utero. Nei casi in cui lo "scivolamento" dell'organo verso il basso è più marcato, la donna può avvertire una sensazione di peso a livello del basso addome, un dolore sia alla schiena sia alla regione bassa dell'addome (fastidio che tende ad acuirsi dopo una lunga permanenza in piedi), una sensazione di disagio durante i rapporti sessuali.
Il prolasso uterino può essere accompagnato dalla presenza di incontinenza urinaria che si accentua nel momento in cui ci si sottopone a sforzi fisici oppure ci si trova a ridere o a tossire; in alcuni casi, invece, si può verificare una difficoltà nell'urinare. Con la comparsa del prolasso uterino si manifesta spesso anche stitichezza.
Per controllare e migliorare la condizione determinata dalla presenza del prolasso uterino può essere utile:
  • mantenere il proprio peso forma
  • curare l'alimentazione per contrastare la stitichezza
  • effettuare una ginnastica idonea a restituire tonicità ai muscoli del pavimento pelvico
  • evitare di compiere sforzi e di alzare oggetti pesanti
  • non indossare cinture o abiti che comprimano la regione addominale. Il trattamento del prolasso uterino può prevedere l'utilizzazione di un pessario, ossia un dispositivo in materiale plastico che, inserito attraverso la vagina, tende a spingere l'utero verso l'alto.

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Il neonato

Il neonato è un "esserino" tozzo, con un grande tronco e un grande capo, arti corti e un peso che si aggira tra i 3 e i 3,5 chili (ma ampiamente variabile). È lungo circa 50 cm e può nascere a termine o prima del termine (prematuro) oppure oltre il termine (postamaturo). Le ossa del cranio non sono ancora saldate tra loro e al tatto sono evidenti spazi vuoti, come la fontanella anteriore, che si chiude verso i 12-16 mesi (o anche dopo) e che è costituita da un tessuto fibroso molto resistente che protegge il cervello del bambino. Alla nuca è talvolta palpabile un'altra fontanella, la fontanella posteriore, molto piccola, che si chiude in poche settimane.

Caratteristiche fisiche
A causa del passaggio attraverso il canale del parto (in caso di parto naturale) o anche per posizioni particolari sia prima che dopo la nascita, il cranio del neonato può presentarsi asimmetrico, appiattito, allungato, ma si tratta di un fenomeno che scompare del tutto entro il primo anno di vita del bambino.

La cute del neonato modifica il suo colore da un giorno all'altro: prima è rosea per assumere poi una sfumatura albicocca dovuta alla comparsa dell'ittero. Al momento della nascita è ricoperta da uno strato di sostanza biancastra, untuosa al tatto, che protegge la pelle dalla macerazione per opera del liquido amniotico.
I capelli sono rari e fini e le unghie delle mani sono ben sviluppate (a differenza di quelle dei piedi).
L'ittero del neonato, dovuto principalmente a un'insufficiente funzione del fegato, inizia dopo un paio di giorni e si attenua già nella quinta-sesta giornata di vita. Si tratta di una colorazione giallo-albicocca della pelle data dal mal assorbimento di bilirubina, pigmento derivato dalla distruzione dei globuli rossi e che normalmente dovrebbe essere eliminato con la bile. È più marcato e protratto nei prematuri e nei nati da parti difficili. Esistono molte varietà di ittero, ma il più frequente è quello fisiologico che è presente in un terzo dei nati e non crea problemi particolari in quanto scompare spontaneamente.
Il calo ponderale è dovuto in primo luogo alla scarsa quantità di cibo nei primi 2-3 giorni di vita, ma è un peso che si recupera in circa dieci giorni. Perdono più peso i bimbi molto grossi, mentre i prematuri recuperano il peso neonatale più lentamente.

L'atteggiamento spontaneo del neonato è un atteggiamento di agio e rispecchia la posizione fetale, con arti superiori e inferiori flessi, rinserrati contro il tronco: occorre rispettare questa posizione. Capita spesso di vedere neonati o lattanti nei primi mesi di vita molto agitati, che piangono frequentemente, a causa di una posizione forzata. È sufficiente permettere al bambino di assumere la posizione fetale per risolvere questo disagio.

Se è prematuro
Il bambino prematuro, nascendo con un incompleto sviluppo organico, è più fragile degli altri bambini sotto molti aspetti, ma soprattutto per la respirazione, la termoregolazione e la digestione. Se pesa meno di 2 chili necessita di un'assistenza altamente specializzata (per esempio nei centri prematuri che si trovano nel reparto maternità degli ospedali), assistenza e cure che garantiscono un regolare sviluppo anche ai bambini nati al sesto mese di gravidanza.

La nascita di un bambino prima del termine costituisce sempre un problema, che si risolve solo con una completa assistenza ostetrico-pediatrica. Per questo il parto dovrebbe essere espletato in maternità attrezzate, con l'assistenza anche del pediatra che si prenderà cura del neonato fin dal primo istante, evitandogli stress e raffreddamenti, molto pericolosi per questi bambini. L'assistenza pediatrica consiste principalmente nel controllo della temperatura, dell'umidità e dell'ossigeno, garantito dall'impiego dell'incubatrice. Anche l'alimentazione del bambino prematuro richiede attenzioni e competenza particolari sia nella scelta del latte sia nella modalità di somministrazione.

Comunque, superato un periodo di adattamento (che dipende dal grado di immaturità), questi bambini non hanno nulla di diverso rispetto ai bambini nati a termine. Qualche precauzione generica si deve avere solo per il primo anno di vita.

Gli inconvenienti cui più facilmente vanno incontro i prematuri sono:
  • le facili infezioni: dovute a una modesta e transitoria riduzione dei poteri difensivi dell'organismo, che scompare entro l'anno
  • l'anemia del secondo semestre, ossia una forma da carenza di ferro dovuta al precoce esaurimento delle scorte che di solito vengono accumulate dal feto nel corso degli ultimi mesi di gravidanza. Si previene anticipando lo svezzamento e introducendo precocemente alimenti ricchi in ferro assimilabile, come i liofilizzati di carne. A partire dal quarto mese è bene somministrare prodotti contenenti ferro per bocca
  • il rachitismo, dovuto a carenza di vitamina D, di calcio e di fosforo. Il prematuro è caratterizzato da un ritmo di accrescimento molto elevato e spesso l'apporto di questi elementi non è adeguato. Il rachitismo si previene e si cura aumentando la loro introduzione fin dalle prime settimane di vita.

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